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 Vinogradi Fon... di R.Vendrame
 
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E' stato forse per noia o per mancanza di vino, siamo usciti di casa e andati incontro al destino...

Vinicio Capossela
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di R.Vendrame (del 01/10/2009 @ 19:00:00, in DOGLIANI - SPECIALE, linkato 193 volte)
L'incontro...

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Se c'è un aggettivo che s'addice alla famiglia Mascarello ed ai suoi vini, questo è Semplicità, nella forma più genuina del termine.
Vini lineari, godibili e con una discreta personalità...

Ettari vitati: 6
Bottiglie prodotte: 30.000 circa

Tradizione & Territorio: ***
Naturalità: **

P.G. MASCARELLO
frazione Ghigliani - 12060 Clavesana -CN-
Telefax 0173 790 208
mascarello@evino.it
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Di R.Vendrame (del 28/09/2009 @ 23:30:00, in DOGLIANI - SPECIALE, linkato 251 volte)
L'incontro...

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L'enorme conoscenza del Dolcetto rende Orlando Pecchenino uno dei personaggi più interessanti del Dogliani, frenato e limitato dalla paura e dall'ambizione, che sottraggono alla sua capacità la dose di coraggio necessaria per esser "grande"...

Ettari vitati: 21
Bottiglie prodotte: 100.000 circa

Tradizione & Territorio: ***
Naturalità: ***

Azienda Agricola PECCHENINO
Borg. Valdiberti, 59 - 12063 Dogliani -CN-
Tel. 0173 70 686
pecchenino@pecchenino.it
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Di R.Vendrame (del 24/09/2009 @ 12:08:00, in Vino e Denominazioni, linkato 331 volte)
(pubbl. Buongiorno Italia -Chefmedia, Germania-)

Quando calchi il Piave, con il suo greto sassoso e l’acqua fredda e cristallina, t’accorgi della vasta piana che l’attornia.
Avverti gli ampi spazi, gli orizzonti lontani, l’aria triste che aleggia attorno.
Lungo il suo corso s’è scritta la storia d’Italia, dalla grande guerra al Vajont, dalla rinascita agricola a quella industriale.
Ci sono Susegana e Spresiano, Santa Lucia e San Polo, Tezze ed Ormelle, Noventa e San Donà e c’è il Raboso, giunto qui probabilmente nel XVII secolo, provenendo dall’Istria e dal Friuli assieme a grandi masse migratorie che passavano da est ad ovest e viceversa.
In principio fu Friularo, e solo col tempo il suo nome mutò in Raboso, richiamando ineluttabilmente le sue caratteristiche tanniche, quasi scontrose e rabbiose, anche se quasi con certezza il nome si riferisce ad un antico affluente del fiume Piave.
Sabbia e sassi accolgono le sue radici, mentre lo spazio attorno permette forme alte ed espanse che mirano al cielo. Abbarbicate sui gelsi dei bachi da seta e poi disegnate a forma di raggi chiamati Bellussere, le viti posson così allontanarsi dall’umidità attratta al suolo, come fu Ulisse dal canto delle sirene al largo di Sorrento.
Il Raboso è dispettoso, tardivo, matura lento. Pericoloso giocare d’anticipo per l’alta acidità che vi racchiude e così, a fine ottobre, quando è tempo di vendemmia, è anche tempo di piogge e la natura spesso non perdona. Il rischio è grosso, il mercato stenta e così, il travisano che è uomo impaziente ed ambizioso serve sul manto verde nuove carte con cui sbancare il mercato, cercando “assi & full” nel Merlot e nel Cabernet, parcheggiando il figliol prodigo agli angoli delle vigne in un ruolo secondario.
La grande quantità di raboso allineato lungo le campagne alla sinistra del Piave, s’è affievolito col tempo fino a discender al 5-6% nei giorni attuali e le sue disparate vinificazioni han portato solo ad uno svilimento qualitativo e d’immagine tracciando un solco profondo e pericoloso.
Una frattura che tende ad allargarsi con l’arrivo dei competitori esteri dove i vitigni internazionali, abbondanti e modesti, spinti nel mercato in vesti accattivanti ed economiche, richiamano al consumo.
E’ facile accorgersi che le carte da poker le si hanno in mano, scoprendo che la valorizzazione e la salvaguardia del parco ampelografico nazionale sono fattori imprescindibili e non è di certo il vitigno a dover cambiare, ma è il modo in cui si educa il consumatore e si valorizza un vino, una denominazione.
Rustico, prepotente ed acido, il Raboso invecchia obbligatoriamente per trentasei mesi di cui dodici in botti di legno nella cui composizione della D.O.C. può partecipare anche il Raboso Veronese derivato dall’incrocio spontaneo con la Marzemina bianca.
Ora, aprendo gli occhi e prendendo coraggio, il consorzio del Piave sta lavorando alla rivalutazione di questo vitigno dalla forte personalità, ed importanti passi sono già stati compiuti verso la realizzazione di una D.O.C.G. che prenderà forma fra un paio d’anni e il cui nome, Malanotte, richiama un borgo del paese di Tezze.
Il disciplinare distende note ed issa paletti indicando i quantitativi massimi e minimi per ettaro, acidità, alcool, zuccheri, invecchiamento e affinamento. Indica l’appassimento obbligatorio di una parte delle uve e la quantità massima di Raboso Veronese che può tuffarsi. Un lavoro delicato ed ambizioso che richiederà ancora tante energie e tempo per poter valorizzare questo vino che accostato a carni grasse e succulente saprà dare belle soddisfazioni.
Purtroppo, ora è tempo di riempire la buca scavata da Merlot e Cabernet ben consci che chi è causa dei suoi mali può solo pianger se stesso.
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Di R.Vendrame (del 22/09/2009 @ 10:30:00, in Studi, linkato 304 volte)
In questo periodo di vendemmia in cui si raccolgono i grappoli, probabilmente molti potrebbero chiedersi cosa succede in realtà all'interno della pianta e come si forma l'acino...
Ho provato a dare una spiegazione, anche attraverso delle foto, nel documento scaricabile qui sotto...

Dal Pianto all'acino.PDF
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Di R.Vendrame (del 18/09/2009 @ 01:00:00, in Pubblicazioni, linkato 247 volte)
E' passato un anno da quando tornai dalla Savoia con l'auto carica di vino dopo una lunga esperienza tra i filari Francesi.
Quelle bottiglie, recuperate bussando alle porte di molte cantine, camminando i vigneti di quelle valli e prendendo conoscenza di vitigni di cui ero ignaro, sono state stappate con Sandro e la Ciurma in quel di Roma.
La spiegazione della Savoia e le sue valli enologiche, ed il racconto della degustazione, lo trovate pubblicato su Porthos.it che con mia grande emozione presenta ora anche la mia firma.

PORTHOS - La Savoia

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Di R.Vendrame (del 17/09/2009 @ 17:00:00, in Recensioni, linkato 303 volte)
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"IL RABOSO DEL PIAVE, fascinosa realtà delle terre del Piave" è un libro dalla copertina lussuosa e dai contenuti interessanti che mi fu omaggiato da Giorgio Cecchetto, nei primi giorni d'estate, durante una visita alla sua cantina nei pressi di Vazzola.
Il libro, scritto a cinque mani da Antonio Calò, Francesco Francini, Paolo Lauciani, Giampiero Rorato e Diego Tomasi, narra le vicende storiche di questo vitigno dal medioevo ai giorni nostri senza trascurare i caratteri varietali, quelli ambientali e climatici della zona del Piave ed il connubio tra il vino e la medicina.
Una descrizione abbastanza esauriente che sorvola, però, con troppa facilità sul decadimento di questo vitigno dalla seconda metà del dopoguerra ad oggi, trascurando perciò il progressivo decremento della produzione a discapito dei vari Merlot e Cabernet piantati su queste terre e, considerato che di parla di territorio e vino, perché non inserire un capitolo sugli abbinamenti consigliati e sulla cucina tradizionale di questo Raboso così rustico, prepotente ed acido?

IL RABOSO DEL PIAVE
Fascinosa Realtà delle terre del Piave
Ed. De Bastiani
206 pg.
25 euro

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Di R.Vendrame (del 07/09/2009 @ 02:00:00, in Commenti, linkato 464 volte)
C'è un'Italia che sprofonda sotto l'onda delle intercettazioni, delle querele, degli attacchi a e da Silvio.
C'è un'Italia che annega con le accuse di Feltri, le dimissioni di Boffo, le passerelle veneziane della D'Addario e il caso Brunello.
C'è un Italia dimenticata che è quella del pallone.
Un pallone tondo che non divide, ma unisce.
Tutti saremo incollati a mamma R.A.I. quando fra 9 mesi gli azzurri scenderanno in campo per il mondiale. Tutti dimenticheremo Papi e le sue veline, Corona e le sue galline, Franceschini e le sue moine.
Sembra che in Italia, -quella di ieri, di oggi e di domani- esista solo il Dio Calcio.
Treni devastati, poliziotti uccisi, tifosi accoltellati, centri cittadini chiusi, tanto, chi ci rimette, non sono quelli di Sinistra o Destra, non è l'Udc o il Pd, ma è il non tifoso.
"Siete in pochi, non fate testo" sembra voler dire qualcuno nei piani alti...
E così succede che una "partitella amichevole" tra l'Italrugby e i Campioni del Mondo del Sud Africa, programmata da tempo allo stadio Franchi di Firenze si debba spostare dopo aver già venduto diversi tagliandi.
Perché?
Ovvio, perché la Fiorentina Calcio e il Parma, dopo un attenta visione della F.I.G.C. disputeranno la loro partita lo stesso giorno dell'incontro di rugby.
Poco importa che lo stadio sia comunale, che il Sud Africa sia la nazionale di rugby più forte al mondo, che siano già stati venduti i biglietti. Gilardino & Co. quella partita di calcio devono disputarla lo stesso giorno del rugby.
Spostarla o invertire il fattore campo è un dato non preso in considerazione, piuttosto saranno due squadrette di rugby e un manipolo di tifosi a dover cambiare sede dell'incontro.
I grandi, i potenti, quelli del calcio, che stanno allo sport con la stessa arroganza con cui Silvio sta all'Italia, non fanno un passo indietro.
Eppure, fino a pochi mesi fa, si balenava il sogno di una ipotetica Coppa del Mondo di rugby disputata nel 2011 o 2015 proprio nel nostro paese, proprio tra settembre e ottobre.
Un sogno? No un miraggio! Gli stadi sarebbero stati quelli del "pallone" e non mi sarei mai immaginato la Juventus, il Milan, l'Inter e via via fino alla Roma, il Verona, la Fiorentina concedere i loro manti erbosi alle barbarie di 30 energumeni adatti a far a pugni.
Allora guardo alla Francia, dove un campionato del Mondo di Rugby e uno di Calcio sono stati organizzati a distanza di nove anni.
Guardo ai "Blue" dove l'Equipe parla di sport e non solo di calcio.
Guardo oltralpe dove lo Chablis nasconde lo Chardonnay, dove il Puilly-Fumé racchiude il Sauvignon, dove Cote Rotie cela lo Syrah e Bordeaux mescola Cabernet e Merlot mentre da noi tutto viene sbattuto sull'etichetta, in prima pagina, sulle TV, tranne ciò che conta veramente come se non fossimo capaci di ribellarci, di dare sfogo alla nostra rabbia.
Non siamo nemmeno capaci di gestire il nome di un vitigno o una D.O.C.G. senza doverci vergognare.
Eppure ogni domenica una marea di UltraStupidi si fiondano in piazza per contestare Totti o Del Piero, per appludire Gattuso o Moratti e allora mi dico che tutti possiamo scendere in piazza e far sentire la voce perché i "dittatori" nel nostro stivale sono due, ma solo uno è preso di mira.
Due "dittature" alla luce del sole ma della seconda nessuno se ne accorge perché va bene così.
I miliardi di Ronaldinho e quelli di Buffon, le veline di Vieri e quelle di Inzaghi, le botte dei veronesi e dei bergamaschi, gli insulti di Lippi e quelli di Murinho... tutto va bene ma se i miliardi sono di Silvio, le veline sono a casa sua, le botte le danno i caramba e Bossi insulta qualcuno, in quel caso, solo in quel caso, si parla di fascismo e dittatura con buona pace alla palla tonda e alle mie incazzature ovali.
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Di R.Vendrame (del 19/08/2009 @ 18:30:00, in Incontri, linkato 460 volte)
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Ha gli occhi lucidi di chi s'è appena ammalato dell'Africa.
Ha la pelle trasudante di chi soffre il caldo in un pieno pomeriggio d'estate.
Agronomo e pedologo, con una profonda conoscenza della Biodinamica, scienza divulgata da Rudolf Steiner nel 1924 e che ora è sulla bocca e sulla terra di tutti ma pochi, troppo pochi, ne hanno una conoscenza approfondita.
"Chi sà fà, chi non sà insegna..." è un detto ancora in uso e Fabio Primavera è un distinto signore che si rimbocca le maniche per capire e migliorare.
La biodinamica l'ha appresa da François Bouchet calcando i terreni francesi di Romaneè Contì, ed ora la sperimenta sui suoi vigneti, sulla terra degli altri e in quel pezzo di mondo chiamato Africa.

Fabio Primavera
Via Galvani, 25
52100 Arezzo - AR
Tel: +39. 0575 38 25 45
posta@studioprimavera.it
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Di R.Vendrame (del 08/08/2009 @ 22:30:00, in Citazioni, linkato 232 volte)
(testo di Piero Ciampi)

Ma com'è bello il vino
rosso rosso rosso
bianco è il mattino
sono dentro a un fosso
e in mezzo all'acqua sporca
mi godo queste stelle
questa vita è corta
è scritto sulla pelle

Ma com'è bello il vino
bianco bianco bianco
rosso è il mattino
sento male a un fianco
vita vita vita
sera dopo sera
sfuggi tra le dita
spera, mira, spera

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Di R.Vendrame (del 20/07/2009 @ 00:30:00, in Incontri, linkato 349 volte)
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Il calar della sera a far da cornice ad un incontro di metà luglio, lassù, rivolgendo lo sguardo a Cortona.
Stefano Amerighi, giovane dall'aria fintamente trasandata e dall'occhiale quadrato.
Qualche domanda prima ch'emerga dall'argilla la sua profondità come le radici delle vigne di Sangiovese-Syrah piene di vita e di vigore.
Parole a ruota libera accarezzate dal vento che sibila sentimenti di passione e finezza mente incrocia lo sguardo della novella sposa.
Si scorge e si tocca l'energia mossa dalla dinamica biologica.
Una forza durto con la sensibilità d'un piccolo giocoliere alle prese con terra e vigna che ti turba l'anima con stessa tranquillità d'una nuvola che sorvola la collina.
"Le aquile non volano a stormi e le azioni del mondo non influenzano il sole.
Com'è possibile restare ciechi per così lungo tempo..."
Deve averlo capito Stefano che smuovendo solitario la terra smuove anche te, mentre t'accorgi che le vigne hanno un'anima che lui è riuscito a donargli.
Per una volta non parlo di un vino, parlo di un Uomo!

Stefano Amerighi
Loc. Farneta 52044 Cortona - AR
Tel: +39. 0575 64 83 40
amerighi@inwind.it
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Di R.Vendrame (del 08/07/2009 @ 09:30:00, in Pubblicazioni, linkato 206 volte)
Dopo mesi d'attesa.
Dopo conferme e smentite.
Dopo un duro lavoro e tanta passione, ecco finalmente l'annuncio di Porthos in una doppia veste - 33 & 34- che a breve verrà recapitato agli abbonati.
Numerose le cose che ci legano alla rivsita, in primis l'amicizia con Sandro Sangiorgi e, successivamente, le diverse foto di Francesco Orini che accompagnano le pagine di questa uscita.

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Di R.Vendrame (del 24/06/2009 @ 12:00:00, in Degustazione - Svizzera, linkato 210 volte)
Uve: Chasselas 100%
Zona produzione: Neuchatel - Svizzera

Chasselas è un vitigno a bacca bianca, d'origine incerta, molto diffuso in Svizzera e Francia Orientale.
Neuchatel è infatti la zona principale del paese Elvetico con 606 ettari destinati alla viticoltura dominati appunto dalla coltivazione di questo vitigno.
Quello di Jean-Denis Perrochet della Maison Carrée è un vino biologico contraddistinto da note agrumante in cui il limone lascia spazio a leggeri sentori floreali.
Bocca nervosa, contraddistinta da una leggera nota carbonica dovuta alla fermentazione sui lieviti (tipica comunque di questo vitigno in questa zona).
Poca l'acidità ma un bel finale salino.

: - ) : Un vino semplice (ma non troppo) e profumato, ideale come aperetivo.
: - ( : Debole e corto che non permette l'accostamento con altri piatti e dalla bassa alcolicità.

Prezzo: 10€ - in cantina -

Maison Cerrèe
2012 Auvernier - Svizzera
Tel: +41.32.731.21.06
LA MAISON CARREE
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Di R.Vendrame (del 16/06/2009 @ 12:54:49, in Appelli, linkato 388 volte)
Forse molti non conoscono quel vino Calabrese che risponde al nome di Cirò, prodotto nei dintorni dell'omonima Cirò Marina a pochi chilometri a Nord di Crotone.
Nonostante tutto, questo Rosso Calabrese è il più noto vino della regione meridionale ancora in divenire con ampi margini di miglioramento per la qualità e la commercializzazione dei suoi vini.
Qualcuno però, come sempre in Italia, cerca degli stratagemmi per promuovere i vini nel modo più semplice possibile dimenticando così territorialità e tradizioni.
Da mesi si discute sull'opportunità di modificare il disciplinare di produzione del Cirò DOC che attualmente prevede l'utilizzo del Gaglioppo nella misura minima del 95% e del Greco Bianco o Trebbiano per il restante 5%.
Nella proposta di modifica avanzata dal Consorzio di Tutela del Cirò e Melissa si prevede la possibilità di utilizzare oltre al Gaglioppo tutte le varietà a bacca rossa autorizzate dalla Regione Calabria nella misura massima del 20%. Tra queste varietà sono presenti vitigni internazionali quali Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Merlot che nulla hanno a che vedere con la tradizione vitivinicola del Cirò e della Calabria.
L'utilizzo di varietà internazionali (in quantità rilevanti come proposto nella modifica) porta ad uno svilimento dell'identità territoriale e all'omologazione del prodotto aprendo le porte solo all'industria enologia che ha sempre rivolto le spalle alla tradizione e al territorio per ovvi principi di guadagno come accade a Montalcino.
Invito pertanto tutti quelli che hanno a cuore l'identità del vino Italiano e delle sue microzone a firmare l'appello sottostante promuovendo e divulgano questa forma di "resistenza" del Territorio e del suo gusto.

FIRMA IN DIFESA DEL VINO CIRO'
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Di R.Vendrame (del 10/04/2009 @ 00:00:00, in Commenti, linkato 282 volte)
Probabilmente domenica molti avranno già dimenticato il sisma che ha colpito recentemente L'Aquila e l'Abruzzo.
Amaroni truccati con Syrah, Brunelli aiutati da Cabernet, Baroli affiancati a Petit Verdot verranno stappati senza riserva da festanti Cattolici intenti a mordere agnelli e capretti, incurandosi della sciagura che solo pochi giorni prima aveva scosso l'intera penisola.
Tutto tornerà a scorrere come se nulla fosse.
La gente assalirà i prati dei parchi per il consueto pic-nic di pasquetta.
Ottantamila ultràs-tupidi siederanno allo stadio Olimpico per la stracittadina calcistica tra Roma e Lazio coperti da quegli appennini che nascondono il disastro abruzzese...e così di seguito.
"The show must go on" cantava Freddie Mercury.
Anche il noto giornalista enologico Franco Ziliani, nel suo blog "Vino al Vino", il più seguito e commentato d'Italia, s'è dimenticato di commemorare le quasi trecento vittime dell'ennesima strage artificiale.
Lui che spesso vira con commenti calcistici -la vera religione Italiana degna di uno stato Laico- nell'ultima settimana ha messo l'accento sull'ennesimo caso del Brunello di Montalcino, sul Vinitaly e sui premi gionalistici che qualcuno ha vinto al suo posto.
Nulla cambierà in uno stato in cui gli interessi personali superano quelli della collettività.
E' sempre stato così e sempre sarà finche questi terremoti artificiali non raderanno al suolo l'Italia intera.
Dal 1963 al 2009, passando per Marzo del 1986 è stato l'uomo a causare vittime, la razza umana assetata di guadagno.
Nel '63 millenovecento persone persero la vita a Longarone in quella che è tristemente nota come la strage del Vajont.
La S.A.D.E., società d'elettricità aveva costruito una diga tra la provincia di Pordenone e quella di Belluno in mezzo a due monti che erano visibilmente inadeguati.
Il bacino idrico riempito d'acqua mosse la terra quel tanto sufficiente a staccare la sommità del monte Toc provocando un'onda talmente alta e potente da radere al suolo un paese intero.
Tina Merilin, corrispondente de l'Unità aveva cercato invano di denunciare questo pericolo ma ora là c'è un nuovo paese, come probabilmene sorgerà a Paganica e nelle zone limitrofe.
L'Ospedale, la Casa dello Studente, il Palazzo di Giustizia saranno costruiti con altrettante tangenti e la voglia di guadagni facili su un altro pezzo di terra, fino al prossimo terremoto.
E chissà se tra un mattone e l'altro, le fondamenta e il tetto, ci sarà ancora qualche povero operaio che dovrà fare le spese di un bicchiere al metanolo.
Nel 1986 diciannove persone morirono per aver bevuto vino addizionato di metanolo per aumentare la gradazione alcolica.
Oggi, i tempi sono sicuramente cambiati, le frodi commerciali riguardano partite di vino non idonee per motivi diversi ma, sinceramente, fa riflettere il fatto che noi uomini, noi della razza umana, siamo capaci di ammazzarci con le nostre stesse mani edificando sulla terra ciò che dovrebbe proteggerci e, purtroppo, siamo altrettanto capaci di farci ammazzare da ciò che la terra di buono ci dà, mutando tutto per la voglia del denaro.
Ora corro ad arrotolare la bandiera, domani si va allo stadio, tanto tutto scorre ...
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Di R.Vendrame (del 06/04/2009 @ 22:39:01, in Commenti, linkato 264 volte)
Quando la terra trema le viti stanno lì, inerti, scosse come da una vendemmiatrice meccanica. I tralci, le gemme e le uve captano la forza della natura attraverso le radici e chissà cosa possano provare...
Quando le bottiglie che hai in cantina cominciano a tremare, a toccarsi fra loro, a cadere a terra rompendo il vetro e lasciando quel liquido rosso color sangue sul pavimento, lì cominci a pensare che qualcosa di grave stia accadendo.
Non c'è forza che tenga, è la natura che prevale sull'impotenza dell'uomo, sull'impotenza di chi ha sempre pensato di domarla.
La fame, il freddo, la morte, la paura, la perdita... Scopri che 100 o 1000 battaglie sui Vini Naturali o sul Brunello, sul Vinitaly o sul Barolo, sono battaglie e polemiche inutili perchè la terra ora da, ora toglie, ma quando la vita si spezza c'è solo da restare impietriti e sperare che la lifa di quei posti e di quella gente torni presto a scorrere.
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