Un albero ascolta comete, pianeti, ammassi e sciami.
Sente le tempeste sul sole e le cicale addosso con la stessa premura di vegliare.
Un albero è alleanza tra il vicino e il perfetto lontano...
Di R.Vendrame (del 13/12/2008 @ 00:00:00, in *****, linkato 371 volte)
Non ci saranno valutazioni in centesimi, decimi, bicchieri e quant'altro per i vini.
Ciò che potete trovare in merito sarà scritto, prendendo in considerazione anche la persona che li produce perché il vino è un connubbio tra l'uomo e la terra.
Ci saranno invece dei parametri che valutano la Tradizione & Territorio, dove maggiori saranno gli asterischi (*****) maggiore sarà la cura del viticoltore nel voler rendere intatto il patrimonio storico, tradizionalista e vitivinicolo di quel luogo.
In parole più povere l'utilizzo dell'anfora del Caucaso in Friuli non essendo una tradizione verrà penalizzata, così come l'utilizzo delle Barrique per il Barolo, oppure le macerazioni eccessive e gli appassimenti forzati in zone diverse dalla Valpolicella.
L'impianto di vitigni alloctoni quali Cabernet, Merlot, Chardonnay e quant'altro lo ritengo altrettanto penalizzante per la standardizzazione del patrimonio viticolo mondiale! La biodiversità è importante...
Per Naturalità, invece, s'intende l'utilizzo di pratiche Biodinamiche o Naturali in vigna, sommate all'abbandono della chimica in cantina.
Di R.Vendrame (del 02/01/2009 @ 12:00:00, in Commenti, linkato 320 volte)
Potare le viti, osservarle tutti i giorni, tagliare l'erba, provare a credere che il Brunello sia solo Sangiovese, fregarmene di Angelo Gaja ed Ezio Rivella, accudire i vini, andare in Francia, scoprire qualcosa di nuovo, insistere con Sangiorgi, leggere Porthos ed Enogea, vedere i nuovi germogli, assaggiare le uve, vinificarle.
Imparare a correre e pedalare, mollare la palla ovale, trovare il tempo di conoscere donne nuove pensando più a me stesso, riuscire a leggere di più, studiare, intervistare, bere un buon Naima di Bruno e un Verdicchio del Corra, creare un altro vino, affrontare tutte le salite con spirito combattivo e poi riposare guardando la strada dall'alto...
Questi sono i miei propositi per l'anno nuovo.
E i vostri?
Di R.Vendrame (del 23/02/2009 @ 15:00:00, in Commenti, linkato 295 volte)
In queste ore, nelle colline langarole a Serralunga d'Alba molte persone stanno portando l'ultimo saluto a Teobaldo Cappellano.
Uomo schivo, poco incline ai compromessi e per certi versi sovversivo. Le sue battaglie, le sue polemiche, le sue parole non più pronunciate lasceranno un vuoto quasi incolmabile in Piemonte e in tutta la penisola vitivinicola. Un vero vignaiolo, avvocato di molte cause perse e di altre d'affrontare. Fu promotore, presidente e fondatore di Vini Veri, manifestazione che per prima ha riunito i produttori di vini naturali d'Italia e d'Europa. Fu la "vittima" sacrificale dell'incontro tenuto all'Università di Siena con Enzo Rivella disquisendo e scontrandosi sull'identità del Brunello di Montalcino. La sua immagine contadina con il sigaro saldo tra le labbra, le sue etichette d'antico stampo con la chiara richiesta di non essere nominato in guide e degustazioni, le sue viti a "piede franco", i suoi vini... ora c'è un vuoto da colmare per non lasciare che le sue battaglie volino con lui.
Pretterebner è un personaggio di mezz'età che con il suo fare intraprendente, curioso e determinato è riuscito a segnare l'anima degustativa di molti appassionati.
Non è un caso che anche Sandro Sangiorgi, curatore di Porthos, la pubblicazione dedicata alla vite e al vino prodotti con naturalezza, dopo l'incontro con Rolf -n° 12 - abbia quasi istintivamente virato il suo approccio con il mondo enologico.
Rolf Pretterebner vive nella zona Orientale dell'Austria al confine con l'Ungheria. Questa terra vocata alla viticoltura è stata oggetto di studi da parte sua, di scommesse e sperimentazioni. L'uso dei lombrichi come indice d'inquinamento del suolo, nessun fertilizzante nè concime, ma sovesci, lieviti indigeni, botti vecchie e lungo riposo sono i metodi di lavorazione in questa cantina a tratti fatiscente.
I due Blaufrankish degustati sono del secolo scorso, 1997 e 1999.
Certo, di tutta la gamma di vini degustati -di cui parlerò prossimamente- sono quelli che hanno destato maggiori perplessità ma che caratterizzano in modo migliore la mano di Rolf e soprattutto lo specchio dell'annata.
Il 1997 è stata una vendemmia fresca con gradazioni alcoliche contenute -12,5%- dal naso però contraddistinto da note di Brettanomiceti conseguenza di una pulizia delle botti al limite dell'abbandono. La bocca è però fresca, acida, ancora vinosa e tannica. Un vino vivo, che si muove ancora, che respira.
Il 1999 è stata invece una vendemmia calda -15%- dove il naso presenta note evolute di frutta rossa, spariscono i brettanomiceti, si fanno vivi gli zuccheri anche in bocca dove però il nervo acido viene a mancare e il tannino, seppur levigato, risente dell'annata.
il 1997 presenta una bella bevibilità ed una vivacità ancora dinamica. sia il 1997 che il 1999 presentano dei problemi di pulizia e vinificazine. Il primo con chiare note di Brett mentre il secondo sembra abbia faticato a terinare la fermentazione
Il St.Laurent è un vitigno autoctono Austriaco, formatosi da una mutazione genetica del Pinot Nero.
La sua caratteristica principale è una maggior aromaticità della bacca riscontrabile anche nella vinificazione.
L'interpretazione di Rolf Pretterebner è sicuramente indiscutibile sotto il profilo stilistico dove, ad eccezione di una eccessiva presenza dell'alcool che infastidisce di primo impatto le narici, si riscontra nettamente la caratteristica del vitigno che preserva la colorazione del Pinot Nero, l'acidità, la lunghezza gustativa ma, forse, quelle note aromatiche di cui parlavo precedentemente, ne sminuiscono leggermente lo stile e l'eleganza del Pinot Nero, perdendo per strada la grinta minerale che t'aspetti.
L'interpretazione rigorosa e tipica del vitigno L'eccessiva alcolicità riscontrata anche a livello olfattivo
Continua il mio "viaggio" degustativo dei vini di Rolf Pretterebner che, in un crescendo qualitativo ci porta all'assaggio del Farfalla 1999 prodotto con uve tipicamente Trentine -Lagrein, Teroldego e Marzemino-.
L'attaccacco è elegante con la frutta rossa a far da contorno ad una vena delicatamente acida che ricorda l'arancia in un susseguirsi di richiami fruttati ora cadi, ora freschi.
Schiena sorretta da un tannino ancora presente che s'allunga in bocca sospinto da un'acidità dinamica, verticale. Retrogusto lungo dove prevale il Marzemino.
Un vino elegante, vivo, con note ben delineate e lunga vita davanti a se
Uve: Pinot nero 100%
Zona produzione: Neusiedlersee - Austria
L'ultimo vino degustato di Rolf Pretterebner è il più giovane e allo stesso tempo quello che più m'ha impressionato.
Il Blauburgunder è una mutazione genetica Austriaca del più noto Pinot Nero ma, come esso, ne acquista le caratteristiche d'eleganza,fragilità e delicatezza.
Quello assaggiato dell'annata 2002 ne calca le sensazioni con un naso delicato e fresco, un colore tenue e una bocca di spiccata mineralità ed acidtà verticale ma non eccessiva.
Un vino indiscutibile che eleva il Pinot Nero al suo massimo splendore -Borgogna permettendo, ovviamente-
Di R.Vendrame (del 06/04/2009 @ 22:39:01, in Commenti, linkato 264 volte)
Quando la terra trema le viti stanno lì, inerti, scosse come da una vendemmiatrice meccanica. I tralci, le gemme e le uve captano la forza della natura attraverso le radici e chissà cosa possano provare...
Quando le bottiglie che hai in cantina cominciano a tremare, a toccarsi fra loro, a cadere a terra rompendo il vetro e lasciando quel liquido rosso color sangue sul pavimento, lì cominci a pensare che qualcosa di grave stia accadendo.
Non c'è forza che tenga, è la natura che prevale sull'impotenza dell'uomo, sull'impotenza di chi ha sempre pensato di domarla.
La fame, il freddo, la morte, la paura, la perdita... Scopri che 100 o 1000 battaglie sui Vini Naturali o sul Brunello, sul Vinitaly o sul Barolo, sono battaglie e polemiche inutili perchè la terra ora da, ora toglie, ma quando la vita si spezza c'è solo da restare impietriti e sperare che la lifa di quei posti e di quella gente torni presto a scorrere.
Di R.Vendrame (del 10/04/2009 @ 00:00:00, in Commenti, linkato 282 volte)
Probabilmente domenica molti avranno già dimenticato il sisma che ha colpito recentemente L'Aquila e l'Abruzzo.
Amaroni truccati con Syrah, Brunelli aiutati da Cabernet, Baroli affiancati a Petit Verdot verranno stappati senza riserva da festanti Cattolici intenti a mordere agnelli e capretti, incurandosi della sciagura che solo pochi giorni prima aveva scosso l'intera penisola.
Tutto tornerà a scorrere come se nulla fosse. La gente assalirà i prati dei parchi per il consueto pic-nic di pasquetta.
Ottantamila ultràs-tupidi siederanno allo stadio Olimpico per la stracittadina calcistica tra Roma e Lazio coperti da quegli appennini che nascondono il disastro abruzzese...e così di seguito.
"The show must go on" cantava Freddie Mercury.
Anche il noto giornalista enologico Franco Ziliani, nel suo blog "Vino al Vino", il più seguito e commentato d'Italia, s'è dimenticato di commemorare le quasi trecento vittime dell'ennesima strage artificiale. Lui che spesso vira con commenti calcistici -la vera religione Italiana degna di uno stato Laico- nell'ultima settimana ha messo l'accento sull'ennesimo caso del Brunello di Montalcino, sul Vinitaly e sui premi gionalistici che qualcuno ha vinto al suo posto.
Nulla cambierà in uno stato in cui gli interessi personali superano quelli della collettività. E' sempre stato così e sempre sarà finche questi terremoti artificiali non raderanno al suolo l'Italia intera.
Dal 1963 al 2009, passando per Marzo del 1986 è stato l'uomo a causare vittime, la razza umana assetata di guadagno.
Nel '63 millenovecento persone persero la vita a Longarone in quella che è tristemente nota come la strage del Vajont. La S.A.D.E., società d'elettricità aveva costruito una diga tra la provincia di Pordenone e quella di Belluno in mezzo a due monti che erano visibilmente inadeguati. Il bacino idrico riempito d'acqua mosse la terra quel tanto sufficiente a staccare la sommità del monte Toc provocando un'onda talmente alta e potente da radere al suolo un paese intero. Tina Merilin, corrispondente de l'Unità aveva cercato invano di denunciare questo pericolo ma ora là c'è un nuovo paese, come probabilmene sorgerà a Paganica e nelle zone limitrofe.
L'Ospedale, la Casa dello Studente, il Palazzo di Giustizia saranno costruiti con altrettante tangenti e la voglia di guadagni facili su un altro pezzo di terra, fino al prossimo terremoto. E chissà se tra un mattone e l'altro, le fondamenta e il tetto, ci sarà ancora qualche povero operaio che dovrà fare le spese di un bicchiere al metanolo. Nel 1986 diciannove persone morirono per aver bevuto vino addizionato di metanolo per aumentare la gradazione alcolica. Oggi, i tempi sono sicuramente cambiati, le frodi commerciali riguardano partite di vino non idonee per motivi diversi ma, sinceramente, fa riflettere il fatto che noi uomini, noi della razza umana, siamo capaci di ammazzarci con le nostre stesse mani edificando sulla terra ciò che dovrebbe proteggerci e, purtroppo, siamo altrettanto capaci di farci ammazzare da ciò che la terra di buono ci dà, mutando tutto per la voglia del denaro.
Ora corro ad arrotolare la bandiera, domani si va allo stadio, tanto tutto scorre ...
Di R.Vendrame (del 16/06/2009 @ 12:54:49, in Appelli, linkato 388 volte)
Forse molti non conoscono quel vino Calabrese che risponde al nome di Cirò, prodotto nei dintorni dell'omonima Cirò Marina a pochi chilometri a Nord di Crotone.
Nonostante tutto, questo Rosso Calabrese è il più noto vino della regione meridionale ancora in divenire con ampi margini di miglioramento per la qualità e la commercializzazione dei suoi vini.
Qualcuno però, come sempre in Italia, cerca degli stratagemmi per promuovere i vini nel modo più semplice possibile dimenticando così territorialità e tradizioni.
Da mesi si discute sull'opportunità di modificare il disciplinare di produzione del Cirò DOC che attualmente prevede l'utilizzo del Gaglioppo nella misura minima del 95% e del Greco Bianco o Trebbiano per il restante 5%.
Nella proposta di modifica avanzata dal Consorzio di Tutela del Cirò e Melissa si prevede la possibilità di utilizzare oltre al Gaglioppo tutte le varietà a bacca rossa autorizzate dalla Regione Calabria nella misura massima del 20%. Tra queste varietà sono presenti vitigni internazionali quali Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Merlot che nulla hanno a che vedere con la tradizione vitivinicola del Cirò e della Calabria.
L'utilizzo di varietà internazionali (in quantità rilevanti come proposto nella modifica) porta ad uno svilimento dell'identità territoriale e all'omologazione del prodotto aprendo le porte solo all'industria enologia che ha sempre rivolto le spalle alla tradizione e al territorio per ovvi principi di guadagno come accade a Montalcino.
Invito pertanto tutti quelli che hanno a cuore l'identità del vino Italiano e delle sue microzone a firmare l'appello sottostante promuovendo e divulgano questa forma di "resistenza" del Territorio e del suo gusto.
Uve: Chasselas 100%
Zona produzione: Neuchatel - Svizzera
Chasselas è un vitigno a bacca bianca, d'origine incerta, molto diffuso in Svizzera e Francia Orientale.
Neuchatel è infatti la zona principale del paese Elvetico con 606 ettari destinati alla viticoltura dominati appunto dalla coltivazione di questo vitigno.
Quello di Jean-Denis Perrochet della Maison Carrée è un vino biologico contraddistinto da note agrumante in cui il limone lascia spazio a leggeri sentori floreali.
Bocca nervosa, contraddistinta da una leggera nota carbonica dovuta alla fermentazione sui lieviti (tipica comunque di questo vitigno in questa zona).
Poca l'acidità ma un bel finale salino.
: Un vino semplice (ma non troppo) e profumato, ideale come aperetivo. : Debole e corto che non permette l'accostamento con altri piatti e dalla bassa alcolicità.
Prezzo: 10€ - in cantina -
Maison Cerrèe
2012 Auvernier - Svizzera
Tel: +41.32.731.21.06 LA MAISON CARREE
Dopo mesi d'attesa.
Dopo conferme e smentite.
Dopo un duro lavoro e tanta passione, ecco finalmente l'annuncio di Porthos in una doppia veste - 33 & 34- che a breve verrà recapitato agli abbonati.
Numerose le cose che ci legano alla rivsita, in primis l'amicizia con Sandro Sangiorgi e, successivamente, le diverse foto di Francesco Orini che accompagnano le pagine di questa uscita.
Di R.Vendrame (del 20/07/2009 @ 00:30:00, in Incontri, linkato 349 volte)
Il calar della sera a far da cornice ad un incontro di metà luglio, lassù, rivolgendo lo sguardo a Cortona.
Stefano Amerighi, giovane dall'aria fintamente trasandata e dall'occhiale quadrato.
Qualche domanda prima ch'emerga dall'argilla la sua profondità come le radici delle vigne di Sangiovese-Syrah piene di vita e di vigore.
Parole a ruota libera accarezzate dal vento che sibila sentimenti di passione e finezza mente incrocia lo sguardo della novella sposa.
Si scorge e si tocca l'energia mossa dalla dinamica biologica.
Una forza durto con la sensibilità d'un piccolo giocoliere alle prese con terra e vigna che ti turba l'anima con stessa tranquillità d'una nuvola che sorvola la collina.
"Le aquile non volano a stormi e le azioni del mondo non influenzano il sole.
Com'è possibile restare ciechi per così lungo tempo..."
Deve averlo capito Stefano che smuovendo solitario la terra smuove anche te, mentre t'accorgi che le vigne hanno un'anima che lui è riuscito a donargli.
Per una volta non parlo di un vino, parlo di un Uomo!
Ma com'è bello il vino
rosso rosso rosso
bianco è il mattino
sono dentro a un fosso
e in mezzo all'acqua sporca
mi godo queste stelle
questa vita è corta
è scritto sulla pelle
Ma com'è bello il vino
bianco bianco bianco
rosso è il mattino
sento male a un fianco
vita vita vita
sera dopo sera
sfuggi tra le dita
spera, mira, spera
Di R.Vendrame (del 19/08/2009 @ 18:30:00, in Incontri, linkato 460 volte)
Ha gli occhi lucidi di chi s'è appena ammalato dell'Africa.
Ha la pelle trasudante di chi soffre il caldo in un pieno pomeriggio d'estate.
Agronomo e pedologo, con una profonda conoscenza della Biodinamica, scienza divulgata da Rudolf Steiner nel 1924 e che ora è sulla bocca e sulla terra di tutti ma pochi, troppo pochi, ne hanno una conoscenza approfondita.
"Chi sà fà, chi non sà insegna..." è un detto ancora in uso e Fabio Primavera è un distinto signore che si rimbocca le maniche per capire e migliorare.
La biodinamica l'ha appresa da François Bouchet calcando i terreni francesi di Romaneè Contì, ed ora la sperimenta sui suoi vigneti, sulla terra degli altri e in quel pezzo di mondo chiamato Africa.
Fabio Primavera
Via Galvani, 25
52100 Arezzo - AR
Tel: +39. 0575 38 25 45
posta@studioprimavera.it