Di R.Vendrame (del 05/03/2010 @ 10:00:00, in Eventi, linkato 153 volte)
Il secondo appuntamento con Sorgentedelvino Live si svolge nella Rocca medievale del Castello di Agazzano -PC- da sabato 6 a lunedì 8 marzo 2010.
Tre giorni in cui sarà possibile incontrare i produttori di vini naturali, di tradizione e di territorio, degustare il frutto del loro lavoro e delle loro terre ed acquistare i loro vini.
PIù di 100 i produttori partecipanti.
Sabato 6 marzo 2010
ore 9,30 Tavola rotonda sul tema “Viticoltura sostenibile e salvaguardia del territorio” presso il salone parrocchiale di Agazzano
ore 14,00 – 19,00 apertura degli stand di degustazione presso la Rocca del Castello di Agazzano
Domenica 7 marzo 2010
ore 10,00 – 18,00 apertura degli stand di degustazione presso la Rocca del Castello di Agazzano
ore 16,00 intervento musicale dei Musetta con la partecipazione della musicista Marion Reinhard
Lunedì 8 marzo 2010
ore 10,00 – 18,00 apertura degli stand di degustazione presso la Rocca del Castello di Agazzano
ore 15,00 premiazione del vincitore del Premio Roberto Viganò per la migliore Carta dei Vini naturali italiani
Di R.Vendrame (del 03/03/2010 @ 22:00:00, in Eventi, linkato 150 volte)
Il Sangiovese è sicuramente il vitigno più apprezzato e diffuso nel centro Italia entrando in molte DOC note e meno conosciute.
Sicuramente il clone utilizzato ed il territorio modellano le caratteristiche dei vini che quest'uva genera, come ho avuto modo di capire visitando e degustando i prodotti di aziende toscane e romagnole, da quella dell'amico Cipriano Bersanti a quella della recente visita presso Paolo Francesconi.
Agri Bio Emilia Romagna, L'Accademia della Muffa Nobile e Renaissance Italia, hanno organizzato un convegno-degustazione sulla tematica del Sangiovese prodotto con metodi biodinamici, dagli interessanti presupposti per comprendere questo vitigno e le difficoltà della sua vinificazione e produzione in due regioni così vaste come la Toscana e l'Emilia Romagna.
Accademia della Muffa Nobile
via dei Lombardi, 1 Zola Predosa - BO-
Venerdi 5 Marzo ore 21
I Vignaioli proporranno e discuteranno dei propri vini:
Campinuovi - Montecucco DOC Sangiovese 2007
Cosimo Maria Masini - Cosimo IGT toscana 2006
Fabbrica di San Martino - Fabbrica Rosso DOC Colline Lucchesi 2007
Fattoria di Bacchereto - Carmignano DOCG 2007
Paolo Francesconi - Limbecca Sangiovese Sup. DOC Romagna 2008
Abbinati al Parmigiano Reggiano di montagna
Biologico invecchiato 36, 54, 77 mesi
Edi Kante ha modellato la sua cantina rispecchiando la sua personalità così profonda, dura e vulcanica.
La voglia di scavare nel cuore della roccia e nel fulcro delle cose per comprenderle ed innamorarsene è il suo stile di vita, ben consapevole che non tutto è facile e, anzi, ci sono dure battaglie da vincere, come la viticoltura del Carso.
Edi non ho avuto modo di conoscerlo ma la sua vitalità traspare dalle parole di sua moglie, donna gentile e conservatrice di enorme stima per il marito. Ogni parola che scandisce è un atto d'amore per ciò che lui ha fatto.
La cantina scavata nella roccia, i quadri che disegnano geometrie esistenziali, i vini nei quali per primo ha creduto dando un'anima enologica al Carso con i loro effluvi lenti, sottomessi, sottili, senza un incedere prepotente.
Più profonde le selezioni assaggiate, con passo vellutato ed aromatico sporcato, si fa per dire, da sentori di pietra focaia.
Il Terrano è invece più diretto, quasi stridente, con lama e spezie a tagliar la lingua.
Tradizione & Territorio: ***
-Anche se Kante è certamente stato il pioniere di questa zona bisogna però sottolineare il suo stile pulito ch'esclude macerazioni e, quei filari di Chardonnay e Sauvignon, che peccano d'internazionalità...lo scotto di una regione come il Friuli Venezia Giulia -
Naturalità: ***
-Come tanti in questo lembo di terra non usano prodotti di sintesi in vigna cercando di rispettare la natura. In cantina le pratiche sono quelle convenzionali-
Sandi ti stupisce con i suoi modi gentili, la sua voce pacata e l'approccio sperimentale che apre prospettive inedite ai suoi vini.
La mancanza di una preparazione specifica a monte, considerati gli studi da ingegnere, spingono la sua ricerca verso sfumature estreme, con lunghe macerazioni anche di quattro mesi sulle bucce.
Ne rimane una struttura complessa ma non grossolana, che si carica di sentori tipicamente varietali dotati di sapidità e mineralità, con una chiave calcarea e profonda.
Stupisce la Malvasia per la sua duttilità, la Vitovska per la sua leggerezza di fiori e la lunghezza che ne solca il palato, il Sauvignon per la sua chiave di lettura inusuale e l'Ograde (assemblaggio di questi tre vitigni) per la sua vena armonica e profumata che ti accompagna in primavera...
Assaggi:
Vitovaska 2009 da botte - Vitovska 2008 da vasca -Vitovska 2007 - Malvasia 2009 da botte - Malvasia 2008 da vasca - Marlavisa 2007 -Sauvignon 2007- Ograde 2007
Ettari Vitati: 6
Bottiglie Prodotte: 15.000
Tradizione & Territorio: ****
-Lunghe macerazioni, affinamento in botti grandi, valorizzazione di vitigni locali quali Vitovska, Malvasia e Terrano, peccato per quei pochi filari di Sauvignon-
Naturalità: *****
-Cura della vigna senza prodotti di sentesi né concimi chimici possono definirla una viticoltura naturale. Anche in cantina non v'è utilizzo di prodotti enologici ed i vini non vengono filtrati-
SKERK
di Sandi Skerk
Loc. Prepotto, 20 - 34011 Duino Aurisina -TS-
Tel +39. 040 20 01 56
www.skerk.com
"E’ acuto il grido dell’alba
che entra e abbaglia
in questa durezza d’anima
posata ostile sulle labbra.
Ogni incanto diviene paralisi
rendendo le parole brividi
sulla pelle dove a sorprendere
ora rimane solo il tramonto.
Nell’immobilità di questa bocca
che non conosco il giorno diventa
notte lontana dal sonno dove
i passi pulsano nelle scarpe.
Distratti dalla memoria
chiedono un nuovo cammino
diventando pungenti nell’inquieta
lentezza che è già domani."
A.T.
Branko Čotar ti versa il vino nel bicchiere mentre dirimpetto attende il tuo giudizio con serena certezza.
Conosce i suoi vini, la sua terra, la sua passione, il suo mestiere che da ristoratore è diventato vignaiolo.
Conosce il potere della natura, dei lieviti autoctoni, delle macerazioni, della terra rossa e del Carso.
Attende solo te ed il tuo stupore.
Assaggi ch'abbagliano, caratterizzati da un forte senso del possesso ai quattro elementi naturali: Aria, Acqua, Terra, Fuoco.
Senti la bora nella Vitovska, lo iodio marino nella Malvazija, la profondità del suolo nel Terrano e il calore del sole nel Terra Rossa.
Dinamici s'insinuano nella memoria come un grido acuto posato sulle labbra.
Ettari Vitati: 7 in conduzione naturale
Bottiglie Prodotte: 20.000 circa
Tradizione & Territorio: ***
-Le lunghe macerazioni dei vini a bacca bianca, tipiche di questa zona di confine, non possono però giustificare l'utilizzo del legno piccolo e l'intromissione di vitigni quali in Sauvignon, il Cabernet e il Merlot-
Naturalità: *****
-Una viticoltura Naturale in campagna e una vinificazione senza ausilio di prodotti enologici lo rendono decisamente un produttore rispettoso-
ČOTAR
di Branko & Vasja Čotar
Gorjansko 18 - Komen - SLOVENIJA
Tel. +386 (0)5 76 68 023
www.cotar.si
Pochi chilometri dopo il confine Italiano incontro Marko Fon.
Un uomo dotato di poesia ed umanità. Radicato alle sue vigne, alla sua terra, al suo Carso.
Trasuda spontaneità e preoccupazione, semplicità e nostalgia, forza e passione.
Territoriale, bilingue, di confine come i suoi vini che tracciano una linea nei ricordi.
Malvazija e Terrano atletici che sprigionano frutta e dinamismo.
Vitovska più sottile, fine e dai tratti timidi.
Il resto lo dicono
le sue parole...
Assaggi:
Malvazija 2008 da botte - Malvazija 2007 - Vitovska 2008 da botte - Malvazija 2009 vigna 100 anni da botte - Malvazija 2009 vigna giovane da botte - Teran 2007
Ettari vitati: 4 in conduzione naturale
Bottiglie prodotte: 5.000
Tradizione & Territorio: *****
-Solo uve locali, quali Malvasia, Vitovska e Terrano. Macerazioni sapienti e utilizzo di botti grandi-
Naturalità: *****
-Un po' di zolfo in campagna e nient'altro nemmeno in cantina-
MARKO FON
Brje Pri Komnu
Borian 3/a, Komen - SLOVENIJA
Tel +386.(0)5 76 68 78 3
marko.fon1@siol.net
Metà Gennaio.
Il vento che freddo spinge le nubi oltre l'orizzonte rende il cielo sereno spianando la strada ad un pallido sole.
Metà mattina.
Una stufa accesa riscalda l'ambiente interno.
Marko versa del Terrano nel bicchiere a far da contorno ad un dialogo che rasserena la mente e scalda il cuore.
COS'E' IL VINO?
Penso prima di tutto che non sia nè onesto nè intelligente legare il vino a se stessi.Non bisogna legare il vino a Fon, questo vino che faccio dev’essere legato a questa terra. Questa è la mia idea di vino!
Visto che negli ultimi anni molti non fanno più interventi sul vino e in cantina, il posto diventa ancora più importante e la persona deve trovare la forza per mettersi in ombra.
E COS'E' IL CARSO?
Quello che mi lega al Carso è la tristezza. Qua i soldi hanno cominciato a valere troppo, si stanno abbandonando i vigneti vecchi e le zone buone perché la cantina sociale paga poco e gli anziani non hanno più voglia di sacrificarsi, mentre si fanno i vigneti là dove non si dovrebbero fare.
Tutto parte da una mancanza di autolimitazione di ciò che si vuole, ed è un problema anche qui.
Il Collio per lo stesso concetto è una zona rovinata, perché dove si vedono soldi si aprono porte. Si pensa che con due-tre passi corti si possa avere tutto, mentre spero che questa mentalità qui si riduca di molto, più della metà, quasi al dieci per cento. Non è una scelta intelligente perché se facendo due passi molto corti si arriva presto alla richezza con uno in più già si esce da questa strada e sei fuori. Io seguo la strada più lunga e ripida che coincide con la vita del Carso.
Basta avere voglia di vedere e comprendere la natura e puoi osservare le piante del posto e capire come il tronco non sia eretto ma prende certe forme in base anche a dove spira il vento.
Per questo è così importante anche farsi la malta per la casa, fare la legna per il fuoco, piangere, sorridere, tutto ciò ti rende Carsolino, uomo del posto. Solo così anche il vino non diventa la cosa più importante della tua vita, perché la cosa più importante dev’essere sempre il posto, una parte della tua vita.
Ora qui mi mancano gli animali, le mucche che da piccolo portavo a mangiare. Tutto ciò mi rende parte integrante del Carso e dobbiamo raggiungere questo equilibrio, radicati a dove siamo nati e non ambire ad essere manager di cantine.
Dobbiamo fare un vino che ti permetta di vivere normalmente ma avere sempre a disposizione una percentuale di tempo che ti permetta di essere parte integrante del posto e della tua vita. La legna, l’orto, la malta… tutto ciò è importante.
COME VEDI IL FUTURO?
Il futuro sarà difficile anche per aziende piccole purtroppo, perché la burocrazia ti opprime e sarà difficile sopravvivere con 5.000 bottiglie a 15 euro. Sai, i costi lievitano e noi qui non siamo ancora vere aziende.
Non vendo vino da tre mesi perché non ho più bottiglie ma sopravvivo e dobbiamo scappare dall’idea di essere controllati, trovando un modo per rimanere liberi.
Perciò mi costruisco la casa da solo per non avere vincoli e debiti con le banche ma il problema è che i produttori non si limitano, vogliono di più diventando prigionieri dei propri vini perché arriva un punto in cui devi farli anche se non vuoi.
Le condizioni climatiche qui sono giuste e anche i terreni, poi i vigneti sono a macchia di leopardo e tutto ciò è favorevole per il futuro, non c'è monocultura.
Il fatto che io perda una percentuale di uva a causa degli uccelli è bellissimo perché ti rendi conto di essere circondato dalla natura che si mescola con le vigne, dagli abeti al pino alla quercia.
PENSI NON SIA POSSIBILE PORSI UN LIMITE?
No perché lo stato ti chiede sempre di più, ed una volta che entri nel sistema ti allontani dal concetto di contadinità e sarà difficile trovare una strada diversa anche per guadagnarsi da vivere, perdendo così la libertà, una libertà che perde anche il vino.
Siamo bombardati da cose inutili come la televisione e anche educare mia figlia in un certo modo è difficilissimo.
E’ un problema del Carso, dell’Italia e del mondo anche se qui questa perdita si sente di più perché c’erano meno soldi.
Noi siamo chiusi, non ambiziosi, diciamo retrò e forse solo questo ci può aiutare.
CHE RAPPORTO HAI CON LA PIANTE, LA VITE?
Tra me e la pianta c’è di tutto. Piango, litigo, sembra quasi un rapporto moglie-marito e mi sembra normale.
Anche se la odio a volte e mi fa arrabbiare non significa che poi non torni da lei. Ma è un rapporto normale con tutte le piante non solo con la vigna.
E’ la mia vita, è una parte di me.
Prima sentivo più emozioni mentre entravo in vigneto, poi con il tempo mi sono sentito parte di lei ed ora non mi pongo più nessuna domanda, né quando vendemmio né quando poto, è tutto normale. E’ una strada che conosco, come andare a casa.
Tutto ciò perché mi sono allontanato dalla gente. Anni fa ero attivo nel campo sociale e me ne occupavo da quando avevo dieci anni, però negli ultimi tempi mi sono disilluso, mi sono allontanato da chi mi faceva stare male e mi sono dedicato completamente alla natura e alla famiglia e ciò mi rende tranquillo.
CHE TIPO DI DELUSIONE HAI AVUTO?
Io sono stato un grande ottimista ma ora vedo una situazione nera e solo una rivoluzione ci può aiutare. Non è una colpa dei governi ma è una colpa nostra perché abbiamo messo le nostre esigenze davanti a quelle degli altri e sembra che ora si debba fare così per sopravvivere e tutto ciò mi ha deluso molto, moltissimo.
E così ho cercato la pace nella natura.
La morte, la vita, le malattie li sono così frequenti e normali che non ti fanno più paura e capisci che è il normale ciclo della vita e ti tranquillizzi.
Anch’io morirò e ciò che rimarrà di me sarà comunque la terra che ho lavorato ed è ciò che voglio trasmettere.
IL VINO E' UNA TRASFORMAZIONE DEI TUO SENTIMENTI?
Il vino è un grande piacere ed una sconfitta.
E’ un perenne cambiamento, una sfida che vince sempre perché il tempo, il vino e le piante non posso controllarle completamente e ciò mi induce a seguirlo sempre per capirlo perché non lo raggiungerò mai, non mi stancherò mai di amarlo per questo suo stato sfuggente.
C’è sempre la voglia di capire, di vedere e di porsi domande sul futuro del vino.
Sono sfide che non finiscono mai.
Non è noioso e se bevi un vino noioso lo senti e capisci che dietro c’è una persona spenta.
Il Terrano è una grande sfida, il massimo, anche se dicono che io non lo faccio più. A volte lo mando a… a volte lui manda me, giustamente, ma abbandonarlo sarebbe come suicidarsi, sarebbe come dire non posso farlo e pianto Chardonnay. Un suicidio!
Il vino cambia sempre anche in bottiglia e tutto ciò è legato alla libertà, alla mia voglia di libertà.
Anche il mio modo di fare vino è sempre in perenne evoluzione. Non so come fare il vino, vado a momenti, ci sono sempre dubbi e domande sul vino. Non so come lo farò domani anche se penso sarà sempre più libero perché mi sto rilassando e non faccio più calcoli.
Ho passato degli anni duri ed ora mi rilasso.
Quest’anno nel 2009 ci sono stati dei giorni freddi freddi verso metà ottobre, penso 18-20 ottobre, e dopo la vendemmia ho lasciato la pressa in cortile per sfruttare la naturalità del freddo per una criomacerazione a 3-4°C circa.
E’ molto diverso dal vino macerato tre mesi sulle bucce che ho fatto sei anni fa…
So che farò Vitovska, Malvazija e Terrano, so che saranno solamente le mie uve, queste sono le uniche certezze che ho, il resto è tutto superfluo e come cambio io nella vita cambia il mio modo di fare il vino senza legarmi alle tecniche di cantina ma capendo chi sono e da dove vengo.
So che è difficile farlo capire a un manager di Lubijana, lui vuole il vino buono e pronto, ma siccome questa gente ha soldi sporchi , stupidi e sente solo il profumo del successo, allora come fai a spiegare a questa gente ciò che fai?
Io faccio solo 5.000 bottiglie e allora penso sia una salvezza perché a loro non arriveranno mai i miei vini.
Sarebbe più facile legare il proprio nome al vino perché lì venderesti te stesso, il tuo fascino, il tuo carisma, ma mi renderebbe triste.
Così invece sono libero e non è poco!
Di R.Vendrame (del 09/02/2010 @ 00:00:00, in Foto, linkato 194 volte)
Vivere a lungo significa sopravvivere a molte cose, a persone amate, odiate, indifferenti.
Sopravvivere ai regni, alle capitali, anche ai boschi e agli alberi che giovani abbiamo seminato e piantato.
Sopravviviamo a noi stessi e ci riteniamo soddisfatti quando ci rimane anche solamente qualche offerta di amore e di spirito.
Sopportiamo tutto questo trascorrere; se ci rimane soltanto l'eterno di ogni attimo presente, non soffriamo del tempo che passa.
J.W. Goethe
Lunga Vita di Riccardo Vendrame
Cupramontana (AN) Settembre 2005
Gli aghi di pino odorano di pioggia
anche quando il sole li ha asciugati
e portano con loro questo fato
nel volteggio che dal ramo porta in basso
sono come certi umani un po' cresciuti
che la felicità non ha allineato
lacrime e tremori non si asciugano
solo se si è pronti a quel volteggio
come fili verdi e gialli di un tappeto
con le gocce evaporate su altre gocce
gli aghi di pino si cuciono con l'aria
e nell'intanto intrecciano destini
e così gli aghi di pino sopravvivono
odorando di pioggia fino all'ultimo
con gli occhi di natura sparsi intorno
e i fremiti di terra ad ogni passo
Anonimo
"Il profumo degli aghi di pino" è il primo romanzo di Marco Pozzali, giornalista e sommelier competente ed attento a cui forse manca un po' di coraggio nell'intraprendere una strada, quella letteraria-degustativa, più personale.
119 Pagine con il pretesto di un romanzo ma con il chiaro intento di parlare del vino con descrizioni poetiche ed originali.
Una penna incantevole che ribalta l'approccio con cui sarebbe bene affrontare un assaggio.
Mettiamo da parte il rigore antico e descrittivo dei signori con il "papillon" e il "taste de vin" e affrontiamo il vino come un ricordo, un amico, un compagno.
Il romanzo incespica su una trama lenta e scontata ma, certamente, l'intento era quello di raccontare ai lettori ciò che dice la terra, l'uva e le pietre colorate, stupendo con delle descrizioni che invogliano ad impugnare un cavatappi...
IL PROFUMO DEGLI AGHI DI PINO
di Marco Pozzali
Fidelo's Editore
119 Pagine - 12,50 euro
Di R.Vendrame (del 07/02/2010 @ 15:30:00, in Eventi, linkato 203 volte)
Corrado Dottori è un vignaiolo dotato d'intelligenza e passione, cultura e dedizione.
Da ormai dieci anni, dopo l'abbandono di Milano, calpesta i suoli di Cupramontana nella sponda destra dell'Esino, dove con piglio critico e conoscenza cura pochi ettari di vigne in conduzione biologica senza disdegnare anche le pratiche biodinamiche.
Una sfida che nasce dal desiderio di produrre vini che rispettino il territorio, le stagionalità e che non siano omologati al gusto internazionale dominante che richiede facilità e piacevolezza costruite.
Fragorose le risate assieme durante la vendemmia 2005, silenziose le giornate durate la potatura dell'inverno successivo. Con lui ho assaggiato Verdicchi memorabili, mi ha guidato sulle colline marchigiane e spiegato il carattere poliedrico di questo vitigno.
Martedì 9 Febbraio a "La tana degli Orsi", non distante da Arezzo, si terrà una verticale dei suoi vini, dal Terre Silvate 2008, agli Eremi 2000 fino al primo San Michele 1998.
Una bella occasione per conoscere la longevità del Verdicchio, i vini de "La Distesa" e la profondità di Corrado.
Serata su prenotazione
Ristorante Cantineria “La Tana degli Orsi”
Via Roma 1, Pratovecchio -AR-
Tel. e Fax 0575 583377
Cell. 329.8981473 - 329.5829483
tana.orsi@aruba.it
Di G.Graglia (del 05/02/2010 @ 11:00:00, in Video, linkato 398 volte)
L’erba cresce fra i filari, sotto piante di quasi cent’anni.
Silenzio di metà autunno... si sente l’odore di legna bruciata, basso, fermato dalla foschia.
Quello che si percepisce tutt’attorno è il senso di una natura rispettata, ma non controllata, consapevole delle proprie forze e per questo in grado di pensare a se stessa. L’uomo è un supporto, una mano sapiente che fa in modo che le viti trovino da sole l’energia per produrre il frutto migliore, senza intervenire o modificare. L’effetto più immediato, in noi che camminiamo fra le piante, è la sensazione di essere parte di un tutto: si respira piano a ritmo della vegetazione attorno e, la quiete che pervade il paesaggio fino a perdita d’occhio, poco per volta, diventa contagiosa.
Testo e Video di Giulia Graglia
SacraFamilia è la capostipite della filosofia biotica, un'espressione di sincerità e di verità produttive impegnate nella produzione di vini ed è la prima realtà vinicola che collabora attivamente con l'organizzazione internazionale giapponese "Shumei", una delle più autorevoli organizzazioni scientifiche impegnate nel campo dell'agricoltura naturale del mondo.
Lo studio dei vini attraverso le cristallizzazioni sensibili ne ha certificato l'eccezionale valore biologico.
La ricerca dell'armonia e dell'eleganza nelle espressioni più pure della natura sono alla base di questo nuovo stile enologico.
Di R.Vendrame (del 04/02/2010 @ 13:00:00, in commenti, linkato 272 volte)
Considero il Signor Luca Zaia forse uno dei peggiori ministri dell'Agricoltura mai apparsi su un banco parlamentare, le cui battaglie, più d'immagine che di sostanza, tendono a voler valorizzare il prodotto Italiano (padano a dire il vero) in termini quantitativi più che qualitativi.
Bisogna rendersi conto che l'aumento della produttività, siano essi prodotti alimentari o merceologici, si rivela spesso né più né meno che una cancellazione dell'identità in favore dell'omologazione e, l'allargamento della zona di produzione del prosecco fin al paese omonimo, in provincia di Trieste, n'è un chiaro esempio anche perché, a dire il vero, ormai da un anno nel Carso triestino v'è il divieto d'impianto di nuove barbatelle per vincoli paesaggistici e territoriali, pertanto è quasi banale constatare che la nuova onda economica che l'aumento di bollicine del nord-est potrebbe creare, sfrutterebbe ancora il nome Prosecco senza però rendergli giustizia.
In questo impeto di megalomania dobbiamo così assistere al patrocinio che il ministero dell'Agricoltura ha stipulato con la multinazionale McDonald's per il lancio della nuova linea di prodotti con solo ingredienti italiani.
Un connubio visto con enorme perplessità anche da Matthew Ford, editorialista del Guardian, che l’ha definito il più mostruoso atto di tradimento nazionale. Come dargli torto?
I 40 milioni d’euro l’anno, che il ministro Zaia dichiara possano essere versati “sui campi” italiani, attraverso questo grande accordo con la multinazionale McDonald’s, lasciano però sconcertato Carlin Petrini, fondatore di SlowFood, il quale, attraverso un bellissimo editoriale sulla Repubbica di ieri, si domanda quanto venga pagata la manodopera di contadini ed artigiani.
I prodotti italiani sono già ampiamente presenti nei circuiti della grande distribuzione, ma non ne escono bene in termini di redditività. Anzi sono sviliti, pagati poco, ed in molti casi i contadini non rientrano nemmeno dai costi di produzione. E’ scontato pertanto, comprendere il motivo per cui i consorzi più grandi, quelli che hanno svilito il concetto di qualità e diversità a favore del più redditivo marchio quantitativo, debbano affidarsi a canali dal suffisso Mc.
Il contadino rischia così di perdere la sua utilità, il patrimonio agricolo basato sulla biodiversità e sulla tradizione verrebbe sorpassato dal diametro dell’hamburger e dallo spessore del formaggio.
Per tale motivo Petrini sostiene che questa campagna pubblicitaria che dovrebbe avvicinare i giovani al panino italiano, non è altro che una mera presa in giro in cui si impongono ulteriori parametri di standardizzazione, omologazione e svilimento.
Mentre il latte viene pagato 27 centesimi al litro, le arance 6 centesimi al chilo, il veder pagare una multinazionale per promuovere il “gusto italiano” suona peggio di un insulto ai nostri contadini.
Vedere il ministro Zaia, colui che ha imperniato la propria azione sull’identità dei territori, sul valore della qualità, sulla battaglia contro l’eurocrazia, sul riconoscimento del valore identitario, con il grembiule in cui campeggia la grande M, è il simbolo della bancarotta del governo Berlusconi.
Ma leggere il bellissimo articolo di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, sulle pagine della Repubblica, in cui difende la qualità e si chiede quanto vengano pagati i prodotti di questi contadini/artigiani, è ancora più triste se due facciate più in là appare a tutta pagina il doppio arco tricolore riportante il logo del ministero delle politiche agricole e la scritta: “il gusto McDonald’s ha un nuovo sapore. Tutto Italiano. McItaly”. Potere dei soldi!
Di R.Vendrame (del 27/01/2010 @ 23:00:00, in Foto, linkato 218 volte)
Portami il girasole ch'io lo trapianti
nel mio terreno bruciato dal salino,
e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti
del cielo l'ansietà del suo volto giallino.
Tendono alla chiarità le cose oscure,
si esauriscono i corpi in un fluire
di tinte: queste in musiche. Svanire
è dunque la ventura delle venture.
Portami tu la pianta che conduce
dove sorgono bionde trasparenze
e vapora la vita quale essenza;
portami il girasole impazzito di luce.
Eugenio Montale
Girasoli di Riccardo Vendrame
Challex -Francia- Luglio 2008