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 Lunga Vita... di R.Vendrame
 
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E' stato forse per noia o per mancanza di vino, siamo usciti di casa e andati incontro al destino...

Vinicio Capossela
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\\ AMICI diVINI.com : Articolo
INTERVISTA A MARKO FON
Di R.Vendrame (del 10/02/2010 @ 06:00:00, in CARSO/KRAS - Incontri, linkato 599 volte)
Metà Gennaio.
Il vento che freddo spinge le nubi oltre l'orizzonte rende il cielo sereno spianando la strada ad un pallido sole.
Metà mattina.
Una stufa accesa riscalda l'ambiente interno.
Marko versa del Terrano nel bicchiere a far da contorno ad un dialogo che rasserena la mente e scalda il cuore.



COS'E' IL VINO?

Penso prima di tutto che non sia nè onesto nè intelligente legare il vino a se stessi.Non bisogna legare il vino a Fon, questo vino che faccio dev’essere legato a questa terra. Questa è la mia idea di vino!
Visto che negli ultimi anni molti non fanno più interventi sul vino e in cantina, il posto diventa ancora più importante e la persona deve trovare la forza per mettersi in ombra.

E COS'E' IL CARSO?

Quello che mi lega al Carso è la tristezza. Qua i soldi hanno cominciato a valere troppo, si stanno abbandonando i vigneti vecchi e le zone buone perché la cantina sociale paga poco e gli anziani non hanno più voglia di sacrificarsi, mentre si fanno i vigneti là dove non si dovrebbero fare.
Tutto parte da una mancanza di autolimitazione di ciò che si vuole, ed è un problema anche qui.
Il Collio per lo stesso concetto è una zona rovinata, perché dove si vedono soldi si aprono porte. Si pensa che con due-tre passi corti si possa avere tutto, mentre spero che questa mentalità qui si riduca di molto, più della metà, quasi al dieci per cento. Non è una scelta intelligente perché se facendo due passi molto corti si arriva presto alla richezza con uno in più già si esce da questa strada e sei fuori.
Io seguo la strada più lunga e ripida che coincide con la vita del Carso. Basta avere voglia di vedere e comprendere la natura e puoi osservare le piante del posto e capire come il tronco non sia eretto ma prende certe forme in base anche a dove spira il vento.
Per questo è così importante anche farsi la malta per la casa, fare la legna per il fuoco, piangere, sorridere, tutto ciò ti rende Carsolino, uomo del posto. Solo così anche il vino non diventa la cosa più importante della tua vita, perché la cosa più importante dev’essere sempre il posto, una parte della tua vita.
Ora qui mi mancano gli animali, le mucche che da piccolo portavo a mangiare. Tutto ciò mi rende parte integrante del Carso e dobbiamo raggiungere questo equilibrio, radicati a dove siamo nati e non ambire ad essere manager di cantine.
Dobbiamo fare un vino che ti permetta di vivere normalmente ma avere sempre a disposizione una percentuale di tempo che ti permetta di essere parte integrante del posto e della tua vita. La legna, l’orto, la malta… tutto ciò è importante.

COME VEDI IL FUTURO?

Il futuro sarà difficile anche per aziende piccole purtroppo, perché la burocrazia ti opprime e sarà difficile sopravvivere con 5.000 bottiglie a 15 euro. Sai, i costi lievitano e noi qui non siamo ancora vere aziende.
Non vendo vino da tre mesi perché non ho più bottiglie ma sopravvivo e dobbiamo scappare dall’idea di essere controllati, trovando un modo per rimanere liberi.
Perciò mi costruisco la casa da solo per non avere vincoli e debiti con le banche ma il problema è che i produttori non si limitano, vogliono di più diventando prigionieri dei propri vini perché arriva un punto in cui devi farli anche se non vuoi.
Le condizioni climatiche qui sono giuste e anche i terreni, poi i vigneti sono a macchia di leopardo e tutto ciò è favorevole per il futuro, non c'è monocultura.
Il fatto che io perda una percentuale di uva a causa degli uccelli è bellissimo perché ti rendi conto di essere circondato dalla natura che si mescola con le vigne, dagli abeti al pino alla quercia.

PENSI NON SIA POSSIBILE PORSI UN LIMITE?

No perché lo stato ti chiede sempre di più, ed una volta che entri nel sistema ti allontani dal concetto di contadinità e sarà difficile trovare una strada diversa anche per guadagnarsi da vivere, perdendo così la libertà, una libertà che perde anche il vino.
Siamo bombardati da cose inutili come la televisione e anche educare mia figlia in un certo modo è difficilissimo.
E’ un problema del Carso, dell’Italia e del mondo anche se qui questa perdita si sente di più perché c’erano meno soldi.
Noi siamo chiusi, non ambiziosi, diciamo retrò e forse solo questo ci può aiutare.

CHE RAPPORTO HAI CON LA PIANTE, LA VITE?

Tra me e la pianta c’è di tutto. Piango, litigo, sembra quasi un rapporto moglie-marito e mi sembra normale.
Anche se la odio a volte e mi fa arrabbiare non significa che poi non torni da lei. Ma è un rapporto normale con tutte le piante non solo con la vigna.
E’ la mia vita, è una parte di me.
Prima sentivo più emozioni mentre entravo in vigneto, poi con il tempo mi sono sentito parte di lei ed ora non mi pongo più nessuna domanda, né quando vendemmio né quando poto, è tutto normale.
E’ una strada che conosco, come andare a casa.
Tutto ciò perché mi sono allontanato dalla gente. Anni fa ero attivo nel campo sociale e me ne occupavo da quando avevo dieci anni, però negli ultimi tempi mi sono disilluso, mi sono allontanato da chi mi faceva stare male e mi sono dedicato completamente alla natura e alla famiglia e ciò mi rende tranquillo.

CHE TIPO DI DELUSIONE HAI AVUTO?

Io sono stato un grande ottimista ma ora vedo una situazione nera e solo una rivoluzione ci può aiutare.
Non è una colpa dei governi ma è una colpa nostra perché abbiamo messo le nostre esigenze davanti a quelle degli altri e sembra che ora si debba fare così per sopravvivere e tutto ciò mi ha deluso molto, moltissimo.
E così ho cercato la pace nella natura.
La morte, la vita, le malattie li sono così frequenti e normali che non ti fanno più paura e capisci che è il normale ciclo della vita e ti tranquillizzi.
Anch’io morirò e ciò che rimarrà di me sarà comunque la terra che ho lavorato ed è ciò che voglio trasmettere.

IL VINO E' UNA TRASFORMAZIONE DEI TUO SENTIMENTI?

Il vino è un grande piacere ed una sconfitta.
E’ un perenne cambiamento, una sfida che vince sempre perché il tempo, il vino e le piante non posso controllarle completamente e ciò mi induce a seguirlo sempre per capirlo perché non lo raggiungerò mai, non mi stancherò mai di amarlo per questo suo stato sfuggente.
C’è sempre la voglia di capire, di vedere e di porsi domande sul futuro del vino.
Sono sfide che non finiscono mai.
Non è noioso e se bevi un vino noioso lo senti e capisci che dietro c’è una persona spenta.
Il Terrano è una grande sfida, il massimo, anche se dicono che io non lo faccio più. A volte lo mando a… a volte lui manda me, giustamente, ma abbandonarlo sarebbe come suicidarsi, sarebbe come dire non posso farlo e pianto Chardonnay. Un suicidio!
Il vino cambia sempre anche in bottiglia e tutto ciò è legato alla libertà, alla mia voglia di libertà.
Anche il mio modo di fare vino è sempre in perenne evoluzione. Non so come fare il vino, vado a momenti, ci sono sempre dubbi e domande sul vino. Non so come lo farò domani anche se penso sarà sempre più libero perché mi sto rilassando e non faccio più calcoli.
Ho passato degli anni duri ed ora mi rilasso.
Quest’anno nel 2009 ci sono stati dei giorni freddi freddi verso metà ottobre, penso 18-20 ottobre, e dopo la vendemmia ho lasciato la pressa in cortile per sfruttare la naturalità del freddo per una criomacerazione a 3-4°C circa.
E’ molto diverso dal vino macerato tre mesi sulle bucce che ho fatto sei anni fa…
So che farò Vitovska, Malvazija e Terrano, so che saranno solamente le mie uve, queste sono le uniche certezze che ho, il resto è tutto superfluo e come cambio io nella vita cambia il mio modo di fare il vino senza legarmi alle tecniche di cantina ma capendo chi sono e da dove vengo.
So che è difficile farlo capire a un manager di Lubijana, lui vuole il vino buono e pronto, ma siccome questa gente ha soldi sporchi , stupidi e sente solo il profumo del successo, allora come fai a spiegare a questa gente ciò che fai? Io faccio solo 5.000 bottiglie e allora penso sia una salvezza perché a loro non arriveranno mai i miei vini.
Sarebbe più facile legare il proprio nome al vino perché lì venderesti te stesso, il tuo fascino, il tuo carisma, ma mi renderebbe triste.
Così invece sono libero e non è poco!

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