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La continua formazione contiene in sé la tragicità della perdita e la speranza della rinascita che unite si presentano nella ciclicità cosmica della vita della natura come nascita, morte, rinascita.

J.W. Goethe
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AUTOCTONI di VALERIANO
Di R.Vendrame (del 13/01/2010 @ 11:30:00, in VALERIANO - SPECIALE, linkato 275 volte)
Se da un lato il consumismo conduce alla globalizzazione delle abitudini alimentari le diverse popolazioni, dall’altro, la civiltà contadina non massificata, cerca di preservare la variabilità genetica costituitasi in centinaia di anni.
L’importanza di questo modello conservatore è facilmente intuibile nel momento in cui disponiamo ogni giorno di alimenti con proprie caratteristiche gustative altrimenti smarrite.
Il settore enologico, forse ancor più di quello alimentare, gode di un’ampissima scelta varietale e, pertanto, acquisisce sempre più importanza la salvaguardia del patrimonio ampelografico nazionale o locale, sia per il mantenimento della biodiversità, sia per la necessità di distinguersi da un mercato in cui il marchio della casa vinicola, a parità di vitigno, condiziona fortemente l’acquisto.
L’attuale crisi del comparto enologico è dovuta anche allo scarso ventaglio di proposte che questo immette nel mercato, perché le uve considerate internazionali quali Merlot, Cabernet, Sauvignon e Chardonnay, se un tempo potevano essere il biglietto da visita per delle microregioni che necessitavano di presentarsi al consumatore, oggi hanno saturato un settore in cui anche i metodi produttivi non sono dissimili da regione a regione e da stato a stato.
In questo contesto, in Friuli, tra San Daniele e Spilimbergo, sorge un centro agricolo alla destra del fiume Tagliamento, presso le ultime pendici delle prealpi Carniche. Valeriano è infatti un piccolissimo borgo rurale in cui, grazie alla lungimiranza di un produttore e alcuni studiosi come Antonio Calò, già direttore dell’Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano, e Ruggero Forti esperto ampelografo, sono stati riportati in luce alcuni vitigni che, fino ad una trentina d’anni fa, sembravano scomparsi, fagocitati dai rovi e dall’incuria degli uomini, in un territorio storicamente vocato alla viticoltura.
Forgiarin, Piculit Neri, Sciaglìn, Ucelùt, sono varietà iscritte nel catalogo nazionale delle viti dall’allora Ministero dell’agricoltura del 1991 e che ora, insieme al Cividin e al Cjanorie, sono vinificate da soli tre, quattro, produttori in tutta la regione. L’attribuzione dell’IGT Venezia Giulia, non valorizza però adeguatamente ed in modo dignitoso chi sta dando un’impronta profondamente autoctona e diversa alla produzione di vino nel territorio Friulano e Nazionale, in cui sarebbe auspicabile salvaguardare le produzioni locali con denominazioni “paesane” (Valeriano in questo caso) in chiaro stile francese, ma ormai sappiamo tutti come vanno queste cose sulla nostra penisola…

I VITIGNI

UCELUT: Vitigno a bacca bianca noto già dal 1863 principalmente nelle zone collinari di Valeriano, Pinzano al Tagliamento e Castelnuovo del Friuli.
Il nome deriva dall'appetibilità che quest'uva, un tempo coltivata vicino ai boschi, ha verso gli uccelli.
Uva dotata di elevata acidità, grado alcolico sostenuto e maturazione tardiva.
Vinificata quasi esclusivamente dopo un periodo di appassimento

CIVIDIN: Vecchio vitigno bianco proveniente dalle valli del Cividalese e, successivamente, diffusosi nelle colline di Maniago e Vito d’Asio. La sua scomparsa è da attribuire alla scarsa resistenza all’oidio.

SCIAGLIN: Uva bianca nota nelle colline spilimberghesi già nel XV secolo. Il nome trae origine da “schiavolino”, ovvero vino della Slavia, terra posta al limite delle Alpi Giulie. Ora si coltiva solo nella zona di Valeriano e Pinzano al Tagliamento in provincia di Pordenone.
Uva di maturazione tardiva, bassa acidità e moderato grado alcolico.

FORGIARIN: Poco si conosce sull'origine di questo vitigno il cui nome, con probabilità, deriva dalla località del Friuli Occidentale "Forgaria".
La sua uva rossa, nota fin dalla metà del 1800, è dotata di scarsa acidità e moderato grado alcolico. La carica antocianica e polifenolica scarsa rende necessario un consumo veloce.

CJANORIE: Vitigno a bacca rossa dalle interessanti caratteristiche gustolfattive. Il nome derivante dal friulano “ciane” (canna) potrebbe derivare dal sostegno utilizzato per legare il suo ceppo.

PICULIT NERI: Le mutazioni genetiche che avvengono con il tempo conducono dei vini noti come il Refosco a mutare alcune loro caratteristiche. Questo è il caso del Piculit Neri derivante dal vitigno rosso friulano conosciuto a livello nazionale e ora coltivato nello Spilimberghese.
Vino dotato di interessanti caratteristiche olfattive, di moderata acidità e alcolicità.

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