Un albero ascolta comete, pianeti, ammassi e sciami.
Sente le tempeste sul sole e le cicale addosso con la stessa premura di vegliare.
Un albero è alleanza tra il vicino e il perfetto lontano...
Di R.Vendrame (del 09/02/2010 @ 00:00:00, in Foto, linkato 105 volte)
Vivere a lungo significa sopravvivere a molte cose, a persone amate, odiate, indifferenti.
Sopravvivere ai regni, alle capitali, anche ai boschi e agli alberi che giovani abbiamo seminato e piantato.
Sopravviviamo a noi stessi e ci riteniamo soddisfatti quando ci rimane anche solamente qualche offerta di amore e di spirito.
Sopportiamo tutto questo trascorrere; se ci rimane soltanto l'eterno di ogni attimo presente, non soffriamo del tempo che passa.
J.W. Goethe
Lunga Vita di Riccardo Vendrame
Cupramontana (AN) Settembre 2005
Gli aghi di pino odorano di pioggia
anche quando il sole li ha asciugati
e portano con loro questo fato
nel volteggio che dal ramo porta in basso
sono come certi umani un po' cresciuti
che la felicità non ha allineato
lacrime e tremori non si asciugano
solo se si è pronti a quel volteggio
come fili verdi e gialli di un tappeto
con le gocce evaporate su altre gocce
gli aghi di pino si cuciono con l'aria
e nell'intanto intrecciano destini
e così gli aghi di pino sopravvivono
odorando di pioggia fino all'ultimo
con gli occhi di natura sparsi intorno
e i fremiti di terra ad ogni passo
Anonimo
"Il profumo degli aghi di pino" è il primo romanzo di Marco Pozzali, giornalista e sommelier competente ed attento a cui forse manca un po' di coraggio nell'intraprendere una strada, quella letteraria-degustativa, più personale.
119 Pagine con il pretesto di un romanzo ma con il chiaro intento di parlare del vino con descrizioni poetiche ed originali.
Una penna incantevole che ribalta l'approccio con cui sarebbe bene affrontare un assaggio.
Mettiamo da parte il rigore antico e descrittivo dei signori con il "papillon" e il "taste de vin" e affrontiamo il vino come un ricordo, un amico, un compagno.
Il romanzo incespica su una trama lenta e scontata ma, certamente, l'intento era quello di raccontare ai lettori ciò che dice la terra, l'uva e le pietre colorate, stupendo con delle descrizioni che invogliano ad impugnare un cavatappi...
IL PROFUMO DEGLI AGHI DI PINO
di Marco Pozzali
Fidelo's Editore
119 Pagine - 12,50 euro
Di R.Vendrame (del 07/02/2010 @ 15:30:00, in Eventi, linkato 155 volte)
Corrado Dottori è un vignaiolo dotato d'intelligenza e passione, cultura e dedizione.
Da ormai dieci anni, dopo l'abbandono di Milano, calpesta i suoli di Cupramontana nella sponda destra dell'Esino, dove con piglio critico e conoscenza cura pochi ettari di vigne in conduzione biologica senza disdegnare anche le pratiche biodinamiche.
Una sfida che nasce dal desiderio di produrre vini che rispettino il territorio, le stagionalità e che non siano omologati al gusto internazionale dominante che richiede facilità e piacevolezza costruite.
Fragorose le risate assieme durante la vendemmia 2005, silenziose le giornate durate la potatura dell'inverno successivo. Con lui ho assaggiato Verdicchi memorabili, mi ha guidato sulle colline marchigiane e spiegato il carattere poliedrico di questo vitigno.
Martedì 9 Febbraio a "La tana degli Orsi", non distante da Arezzo, si terrà una verticale dei suoi vini, dal Terre Silvate 2008, agli Eremi 2000 fino al primo San Michele 1998.
Una bella occasione per conoscere la longevità del Verdicchio, i vini de "La Distesa" e la profondità di Corrado.
Serata su prenotazione
Ristorante Cantineria “La Tana degli Orsi”
Via Roma 1, Pratovecchio -AR-
Tel. e Fax 0575 583377
Cell. 329.8981473 - 329.5829483
tana.orsi@aruba.it
Di G.Graglia (del 05/02/2010 @ 11:00:00, in Video, linkato 177 volte)
L’erba cresce fra i filari, sotto piante di quasi cent’anni.
Silenzio di metà autunno... si sente l’odore di legna bruciata, basso, fermato dalla foschia.
Quello che si percepisce tutt’attorno è il senso di una natura rispettata, ma non controllata, consapevole delle proprie forze e per questo in grado di pensare a se stessa. L’uomo è un supporto, una mano sapiente che fa in modo che le viti trovino da sole l’energia per produrre il frutto migliore, senza intervenire o modificare. L’effetto più immediato, in noi che camminiamo fra le piante, è la sensazione di essere parte di un tutto: si respira piano a ritmo della vegetazione attorno e, la quiete che pervade il paesaggio fino a perdita d’occhio, poco per volta, diventa contagiosa.
Testo e Video di Giulia Graglia
SacraFamilia è la capostipite della filosofia biotica, un'espressione di sincerità e di verità produttive impegnate nella produzione di vini ed è la prima realtà vinicola che collabora attivamente con l'organizzazione internazionale giapponese "Shumei", una delle più autorevoli organizzazioni scientifiche impegnate nel campo dell'agricoltura naturale del mondo.
Lo studio dei vini attraverso le cristallizzazioni sensibili ne ha certificato l'eccezionale valore biologico.
La ricerca dell'armonia e dell'eleganza nelle espressioni più pure della natura sono alla base di questo nuovo stile enologico.
Di R.Vendrame (del 04/02/2010 @ 13:00:00, in commenti, linkato 237 volte)
Considero il Signor Luca Zaia forse uno dei peggiori ministri dell'Agricoltura mai apparsi su un banco parlamentare, le cui battaglie, più d'immagine che di sostanza, tendono a voler valorizzare il prodotto Italiano (padano a dire il vero) in termini quantitativi più che qualitativi.
Bisogna rendersi conto che l'aumento della produttività, siano essi prodotti alimentari o merceologici, si rivela spesso né più né meno che una cancellazione dell'identità in favore dell'omologazione e, l'allargamento della zona di produzione del prosecco fin al paese omonimo, in provincia di Trieste, n'è un chiaro esempio anche perché, a dire il vero, ormai da un anno nel Carso triestino v'è il divieto d'impianto di nuove barbatelle per vincoli paesaggistici e territoriali, pertanto è quasi banale constatare che la nuova onda economica che l'aumento di bollicine del nord-est potrebbe creare, sfrutterebbe ancora il nome Prosecco senza però rendergli giustizia.
In questo impeto di megalomania dobbiamo così assistere al patrocinio che il ministero dell'Agricoltura ha stipulato con la multinazionale McDonald's per il lancio della nuova linea di prodotti con solo ingredienti italiani.
Un connubio visto con enorme perplessità anche da Matthew Ford, editorialista del Guardian, che l’ha definito il più mostruoso atto di tradimento nazionale. Come dargli torto?
I 40 milioni d’euro l’anno, che il ministro Zaia dichiara possano essere versati “sui campi” italiani, attraverso questo grande accordo con la multinazionale McDonald’s, lasciano però sconcertato Carlin Petrini, fondatore di SlowFood, il quale, attraverso un bellissimo editoriale sulla Repubbica di ieri, si domanda quanto venga pagata la manodopera di contadini ed artigiani.
I prodotti italiani sono già ampiamente presenti nei circuiti della grande distribuzione, ma non ne escono bene in termini di redditività. Anzi sono sviliti, pagati poco, ed in molti casi i contadini non rientrano nemmeno dai costi di produzione. E’ scontato pertanto, comprendere il motivo per cui i consorzi più grandi, quelli che hanno svilito il concetto di qualità e diversità a favore del più redditivo marchio quantitativo, debbano affidarsi a canali dal suffisso Mc.
Il contadino rischia così di perdere la sua utilità, il patrimonio agricolo basato sulla biodiversità e sulla tradizione verrebbe sorpassato dal diametro dell’hamburger e dallo spessore del formaggio.
Per tale motivo Petrini sostiene che questa campagna pubblicitaria che dovrebbe avvicinare i giovani al panino italiano, non è altro che una mera presa in giro in cui si impongono ulteriori parametri di standardizzazione, omologazione e svilimento.
Mentre il latte viene pagato 27 centesimi al litro, le arance 6 centesimi al chilo, il veder pagare una multinazionale per promuovere il “gusto italiano” suona peggio di un insulto ai nostri contadini.
Vedere il ministro Zaia, colui che ha imperniato la propria azione sull’identità dei territori, sul valore della qualità, sulla battaglia contro l’eurocrazia, sul riconoscimento del valore identitario, con il grembiule in cui campeggia la grande M, è il simbolo della bancarotta del governo Berlusconi.
Ma leggere il bellissimo articolo di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, sulle pagine della Repubblica, in cui difende la qualità e si chiede quanto vengano pagati i prodotti di questi contadini/artigiani, è ancora più triste se due facciate più in là appare a tutta pagina il doppio arco tricolore riportante il logo del ministero delle politiche agricole e la scritta: “il gusto McDonald’s ha un nuovo sapore. Tutto Italiano. McItaly”. Potere dei soldi!
Di R.Vendrame (del 27/01/2010 @ 23:00:00, in Foto, linkato 192 volte)
Portami il girasole ch'io lo trapianti
nel mio terreno bruciato dal salino,
e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti
del cielo l'ansietà del suo volto giallino.
Tendono alla chiarità le cose oscure,
si esauriscono i corpi in un fluire
di tinte: queste in musiche. Svanire
è dunque la ventura delle venture.
Portami tu la pianta che conduce
dove sorgono bionde trasparenze
e vapora la vita quale essenza;
portami il girasole impazzito di luce.
Eugenio Montale
Girasoli di Riccardo Vendrame
Challex -Francia- Luglio 2008
Pietre Colorate non è una rivista sul vino.
Pietre Colorate è un giornale dietro il vino.
Il vino lo assaggi, lo abbini, lo giudichi, lo stappi, lo bevi.
Pietre Colorate lo sfogli, lo strappi, lo bruci, lo riponi, lo leggi, lo conservi... ma arriva dove fin'ora non è arrivato nessun altro.
Può piacere, può lasciare perplessi, può colmare un vuoto o può aprirne un altro...ma fa parlare.
Non fa parlare di se, fa parlare le mani e il cuore del produttore, dei produttori, delle produttrici, attraverso dialoghi estemporanei, riflessioni, momenti, attimi, situazioni e decisioni che ogni vignaiolo in balia del tempo e della natura, conserva dentro se come memoria indelebile d'assiaggio di vita.
Ci sono riviste che assaggiano i vini, Pietre Colorate assaggia la vita di chi fa i vini, nelle sue sfumature.
Un non luogo che deve crescere e maturare ma che dai primi vagiti sembra promettente.
Di R.Vendrame (del 22/01/2010 @ 18:00:00, in EVENTI, linkato 188 volte)
Un fine settimana all'insegna della degustazione.
Un salone che riunisce il meglio della viticoltura naturale in Italia.
Le tre "fazioni" EnoNaturiste riunite sotto un unico tetto.
Novanta produttori ed una donna, Tiziana Gallo, braccio nascosto di Porthos ed anima di questa manifestazione.
Un'occasione da non perdere in cui potrete assaggiare il Valtellina di Ar.Pe.Pe o la Barbera di Cappellano, il Moscato di Ezio Cerruti
o la Vitovska di Cotar, il Verdicchio de La Distesa o l'Amarone di Monte dall'Ora, la Ribolla di Radikon o il Dogliani di San Fereolo il Sialis di Franco Terpin o il Blauburgunder di Pretterebner... sono solo alcuni vini che vi consiglio d'assaggiare.
VINI NATURALI
30-31 Gennaio e 1 Febbraio 2010
Hotel Columbus
Via Della Conciliazione 33
ROMA
Come annunciato le poche cantine di questa frazione di Pinzano al Tagliamento sono facilmente visitabili in una giornata.
E' mancato solo l'incontro con Vicentini Orgnani che, comunque, da qualche anno s'è concentrato sulla produzione di vitigni internazionali di più facile vendita, mantenendo in vita solo l'Ucelut ed allontanandosi così dalla particolarità di questo territorio.
Un lembo di terra dove certamente non è facile produrre vini rossi di struttura e trama, dotati di tannini scomposti, a volte crudi, dove la freschezza vince sulla complessità ma, certamente, le escursioni termiche e la struttura magra dei terreni apportano verticalità e slancio ai bianchi che, indiscutibilmente, ne traggono beneficio.
Certo, il tutto paragonato al prezzo, sempre attorno ai cinque euro, passiti esclusi...
Introverso, chiuso e diffidente, sono gli aggettivi che più rispecchiano il carattere di Emilio Bulfon, vignaiolo geloso e taciturno a cui va certamente il merito di aver riscoperto e portato in luce questa serie di vitigni tutti coltivati nella sua azienda di Valeriano.
Se la medaglia d’oro ricevuta nel 1987 dall’amministrazione provinciale di Pordenone per il suo attento recupero ampelografico, è la dimostrazione del suo vero interesse per questi vitigni, le maggiori soddisfazioni se le prende durante le fasi di vinificazioni di queste uve che necessitano di un'attenta comprensione in ogni vendemmia.
Il semplice e gradevole Sciaglin spumantizzato lascia il palco al Cividin dotato di un tappeto persistente e continuo, ed al Forgiarin che s'incunea tra note passite e tannini ora composti ora stridenti in preda ad assoli jazzistici.
Ettari vitati: 12
Bottiglie prodotte: 60.000
BULFON
Via Roma, 4
33090 Valeriano di Pinzano al Tagliamento -PN-
+39. 0432 9500 61
www.bulfon.it
Florutis è sicuramente la cantina più piccola della zona ma che si distingue per l'accoglienza raccolta ed il calore che trasmette.
I vini prodotti sono contraddistinti da una discreta personalità sia nelle veste grafica delle sue bottiglie, sia nella vinificazione dove si distingue un "Ucelut" vinificato secco che, fragile, trova la grinta per uno scatto sapido e floreale degno di nota, caratterizzato da una leggera nota amara per le breve macerazione sulle bucce.
Ettari vitati: 1,7
Bottiglie prodotte: 9.000
FLORUTIS
Via general cantore, 13
33090 Valeriano di Pinzano al Tagliamento -PN-
+39 0432 95 06 55
www.florutis.it
Patrick è un simpatico Irlandese dotato della classica ironia anglosassone e giunto in Friuli dopo una serie di vicissitudini, i cui vini, dotati di un'impronta fredda e ruvida necessiterebbero di più libertà in fase d'affinamento trovando una loro personalità.
Se la freschezza limita l'evoluzione gustativa dei rossi, i due bianchi assaggiati e prodotti, ne traggono vantaggio.
Lo Sciaglin 2007 nelle sue vesti aromatiche che strizzano l'occhio al sauvignon, e l'Ucuelut 2006 passito per 60 giorni sui graticci, piacciono per l'esuberanza e la schiettezza.
Ettari vitati: 4
Bottiglie prodotte: 15.000
RONCO CLIONA
Via XX Settembre 106
33094 Pinzano al Tagliamento -PN-
+39. 0432 95 08 53
www.roncocliona.com
Se da un lato il consumismo conduce alla globalizzazione delle abitudini alimentari le diverse popolazioni, dall’altro, la civiltà contadina non massificata, cerca di preservare la variabilità genetica costituitasi in centinaia di anni.
L’importanza di questo modello conservatore è facilmente intuibile nel momento in cui disponiamo ogni giorno di alimenti con proprie caratteristiche gustative altrimenti smarrite.
Il settore enologico, forse ancor più di quello alimentare, gode di un’ampissima scelta varietale e, pertanto, acquisisce sempre più importanza la salvaguardia del patrimonio ampelografico nazionale o locale, sia per il mantenimento della biodiversità, sia per la necessità di distinguersi da un mercato in cui il marchio della casa vinicola, a parità di vitigno, condiziona fortemente l’acquisto.
L’attuale crisi del comparto enologico è dovuta anche allo scarso ventaglio di proposte che questo immette nel mercato, perché le uve considerate internazionali quali Merlot, Cabernet, Sauvignon e Chardonnay, se un tempo potevano essere il biglietto da visita per delle microregioni che necessitavano di presentarsi al consumatore, oggi hanno saturato un settore in cui anche i metodi produttivi non sono dissimili da regione a regione e da stato a stato.
In questo contesto, in Friuli, tra San Daniele e Spilimbergo, sorge un centro agricolo alla destra del fiume Tagliamento, presso le ultime pendici delle prealpi Carniche. Valeriano è infatti un piccolissimo borgo rurale in cui, grazie alla lungimiranza di un produttore e alcuni studiosi come Antonio Calò, già direttore dell’Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano, e Ruggero Forti esperto ampelografo, sono stati riportati in luce alcuni vitigni che, fino ad una trentina d’anni fa, sembravano scomparsi, fagocitati dai rovi e dall’incuria degli uomini, in un territorio storicamente vocato alla viticoltura.
Forgiarin, Piculit Neri, Sciaglìn, Ucelùt, sono varietà iscritte nel catalogo nazionale delle viti dall’allora Ministero dell’agricoltura del 1991 e che ora, insieme al Cividin e al Cjanorie, sono vinificate da soli tre, quattro, produttori in tutta la regione. L’attribuzione dell’IGT Venezia Giulia, non valorizza però adeguatamente ed in modo dignitoso chi sta dando un’impronta profondamente autoctona e diversa alla produzione di vino nel territorio Friulano e Nazionale, in cui sarebbe auspicabile salvaguardare le produzioni locali con denominazioni “paesane” (Valeriano in questo caso) in chiaro stile francese, ma ormai sappiamo tutti come vanno queste cose sulla nostra penisola…
I VITIGNI
UCELUT: Vitigno a bacca bianca noto già dal 1863 principalmente nelle zone collinari di Valeriano, Pinzano al Tagliamento e Castelnuovo del Friuli.
Il nome deriva dall'appetibilità che quest'uva, un tempo coltivata vicino ai boschi, ha verso gli uccelli.
Uva dotata di elevata acidità, grado alcolico sostenuto e maturazione tardiva. Vinificata quasi esclusivamente dopo un periodo di appassimento
CIVIDIN: Vecchio vitigno bianco proveniente dalle valli del Cividalese e, successivamente, diffusosi nelle colline di Maniago e Vito d’Asio. La sua scomparsa è da attribuire alla scarsa resistenza all’oidio.
SCIAGLIN: Uva bianca nota nelle colline spilimberghesi già nel XV secolo. Il nome trae origine da “schiavolino”, ovvero vino della Slavia, terra posta al limite delle Alpi Giulie. Ora si coltiva solo nella zona di Valeriano e Pinzano al Tagliamento in provincia di Pordenone.
Uva di maturazione tardiva, bassa acidità e moderato grado alcolico.
FORGIARIN: Poco si conosce sull'origine di questo vitigno il cui nome, con probabilità, deriva dalla località del Friuli Occidentale "Forgaria".
La sua uva rossa, nota fin dalla metà del 1800, è dotata di scarsa acidità e moderato grado alcolico. La carica antocianica e polifenolica scarsa rende necessario un consumo veloce.
CJANORIE: Vitigno a bacca rossa dalle interessanti caratteristiche gustolfattive. Il nome derivante dal friulano “ciane” (canna) potrebbe derivare dal sostegno utilizzato per legare il suo ceppo.
PICULIT NERI: Le mutazioni genetiche che avvengono con il tempo conducono dei vini noti come il Refosco a mutare alcune loro caratteristiche. Questo è il caso del Piculit Neri derivante dal vitigno rosso friulano conosciuto a livello nazionale e ora coltivato nello Spilimberghese.
Vino dotato di interessanti caratteristiche olfattive, di moderata acidità e alcolicità.