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 Generazione... di F.Orini
 
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L'ordine perfetto esiste solo accanto al disordine. L'ordine totale in un giardino uccide il giardino.

Alejandro Jodorowsky
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AMICI diVINI.com
friends of Vigneron

 

 
Di R.Vendrame (del 29/10/2008 @ 18:00:00, in Eventi, linkato 29 volte)
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I tempi di "crisi" sono troppo spesso il pretesto per riflessioni più o meno opportune che dovrebbero delineare la scelta tra il "bene" e il "male", ciò che è "giusto" e ciò che è "errato".
La verità sta solo nel duro lavoro di chi piegato cura la terra, le viti e cerca di trarre da esse il frutto che darà poi l'espressione dei suoi vini.
Nessuna industria, così come nessuna etichetta di pregio potrà mai sottrarre al vino il legame indissolubile che lo lega al suo terroir.
Non è facile trovare una nutrita schiera di piccoli produttori, biologici, biodinamici, pronti a raccontarvi il loro lavoro attraverso parole e degustazioni.
Per questi e altri motivi, Domenica 2 e Lunedì 3 più di 60 produttori saranno presenti a Fornovo Taro in provincia di Parma.

Per informazioni
www.vinidivignaioli.com
 
Di R.Vendrame (del 27/10/2008 @ 12:00:00, in Degustazioni-Italia, linkato 27 volte)
Pensi alla Valpolicella e subito, in modo quasi automatico, ti sovvien l’Amarone.
In realtà questo vino nato da error fermentativo ha sempre vissuto, fino a metà del secolo scorso, una vita clandestina al punto da non esser nemmeno citato nei numerosi libri di viticoltura Veronese del dopoguerra.
Dalle prime produzioni degli anni 50 del ‘900 ad oggi, è stato notevole il cambiamento per questo figlio “degenere” del Recioto – reale vino dolce della Valpolicella –e da vino “causale” si è passati ad una produzione cercata ed osannata, perdendo per strada, con l’andar del tempo, il matrimonio che legava il nome Amarone alla fermentazione totale d’uve passite destinate al vino dolce.
Oggi, infatti, anche il disciplinare di produzione ha concesso l’aumento degli zuccheri residui portandoli da 4 g/l a 11 g/l, spingendo i produttori a cercare un vino dal gusto allappante, di più facile beva, destinato a mercati oltreoceano dove, sappiamo, che le rotondità e la dolcezza stile “Mc Donald’s” attirano i soldi e l’ignoranza portando, sul piano interpretativo una preoccupante uniformità tra “ripassi” e “appassimenti”.
Queste due metodologie di produzione, infatti, se da un lato caratterizzano i vini di queste zone, dall’altro riducono in modo sostanziale l’interpretazione delle annate e dei cru.
Dove non vi sono freni, attirati dal successo e dalla fama, come per molte tipologie di vini Italiani – vedasi il Brunello di Montalcino e i suoi assassini – v’è il buon senso di alcuni produttori che si fermano e cercano tra le radici di viti e di terra, la nobiltà d’un terroir.
Valpolicella Classica, dorsali collinari che degradano su terreni calcarei eocenici curati in modo rispettosamente biologico.
Il coraggio di modificar vecchie forme d’allevamento produttive passando, in modo graduale, ad alberelli bassi e fitti.
La delicatezza d’una mano enologica esigente e rigorosa che cerca eleganza e profondità senz’appoggiarsi a gradi alcolici e zuccheri residiui.
L’abbandono di ciò che è stato, ed è tutt’ora, il vino trainante di un carro commerciale. Non v’è Amarone a Villa Bellini.
Poche migliaia di bottiglie di Valpolicella che nascon come da tradizione da Corvina, Corvinone, Rondinella e Molinara, presentate da etichetta delicatamente colorata di tinte pastello.
Una sottile linea rossa lega il naso alla ciliegia e l’amarena che si lanciano in bocca spinte dalla leggera tostatura di legno che risulta vibrante sotto l’acidità verticale ma mai scontata.
Un vino elegante che si veste d’abito da sera fine e poco vistoso ma che non passa inosservato tra i tanti vini eccentrici di questa valle.
Si parla molto della rinascita di DOC e territori vinicoli. I polveroni innalzati e che presto si leveranno ancora non verranno di certo placati tra banchi e carte.
Certo, c’è gente che si chiama Roberto Cipresso e porta il vino oltreoceano con l’arroganza di un disciplinare sovvertito e calpestato. C’è chi si chiama Angelo Gaja e dimentica il nome che ha dato fama ai suoi vini per rincorrere il gusto di chi ha soldi da spendere. Poi, per fortuna, c’è chi si chiama Cecilia Trucchi e con silenzio ed umiltà sta portando una ventata d’aria vera ad un mercato enologico ch’odora di stantio e non è solo una scommessa, perché quello che trovi nel bicchiere è realtà e all’estero, più che in Italia, qualcuno l’ha già capito.

VILLA BELLINI
di Cecilia Trucchi
Via dei Fraccaroli, 6
Loc. Castelrotto
37029 SAN PIETRO IN CARIANO (VR)
Tel (0039) 045.7725630
www.villabellini.com
 
Di R.Vendrame (del 20/10/2008 @ 16:00:00, in Degustazioni-Francia, linkato 39 volte)
Eri convinto d'aver visitato tutti i meandri Savoiardi, fatti di colline, monti, laghi, fiumi e cantine...
Avevi assaggiato il Rousette, lo Jacquere, il Mondouse...
Pensavi di esserti fatto un idea delle appellazioni con i rossi austeri d'Arbin e i bianchi verticali e taglienti di Apremont...
La lingua taceva senza nulla di nuovo d'assaggiare. Le mani sostavano giunte senza novità da narrare volendo, volutamente, soprassedere sulla questione Brunello, dove la polvere alzata non permette di veder ancora chiaro...
Poi, d'improvviso, sulla via del ritorno scopri un angolo di mondo che dall'alto scruta Grenoble, li sul confine con la Savoia, nell'Isére.
Lui, Michel Ferguson, Sud Africano di nascita, Francese di cuore, produce per passione un vecchio vitigno di lontane origini italiane. Verdesse.
Potrebbe richiamare il Verduzzo, il Verdello, il Verdicchio, ma non c'è dato di sapere... un misero ettaro, qualche barrique, per quello che potremmo chiamare vin du garage invce è un "Vin de Pays des Coteaux du Grésivaudan".
L'assaggi e l'acidità taglia la lingua in verticale, aprendosi ai lati con sentori fumè delicati e coinvolgenti. Senti il lime e il cedro confondersi in questo matrimonio elegante e lungo che s'apre sotto narici e prosgue il cammino su lingua con lunghezza e acidità entusiasmanti.
...quando pensavi di non aver più niente da dire, scopri un vino che colpisce il cuore e si issa nella memoria con la stessa verticalità con cui scalfisce la bocca.

LE MAS DU BRUCHET
Chemin du Bruchet
38240 MEYLAN (Isére), France
(0033)04 76 90 18 30
amferguson38@aol.com
 
Di R.Vendrame (del 25/08/2008 @ 12:00:00, in Regioni, linkato 71 volte)
Quando si pensa alla Savoia, spesso, ci si dimentica dei suoi vini.
Per questo nettare, frutto della fermentazione dell’uva studiata nel XIX secolo da Pasteur nel piccolo villaggio di Arobis, nello Jura, la Francia offre molte opportunità e così i vini di questa splendida regione montuosa vengono ricordati da sciatori e turisti.
Dimenticarsene, boicottare i vini di questa regione così vicina e simile all’Italia, è però peccato.
L’appellation Vin de Savoie è composta da zone separate, in gran parte su pendii calcarei costituiti da giaioni e morene.
Zone che offrono caratteristiche diverse, influenzate da correnti che arrivano dai laghi di Ginevra, d’Annecy e di Bourget e che permettono ai vini di acquisire acidità, strutture e aromi diffrenti per gli stessi vitigni.
Te ne accorgi subito di queste differenze se, arrivando dall’Italia prendendo direzione Chambery, ti fermi nella “Combe de Savoie” camminando i filiari dei villaggi di Cruet, Arbin, Chignin.
Qui il vino rosso prodotto dal vitigno Mondeuse racchiude lo spirito di questa valle.
Vini forti d’acidità vibrante e tannino rustico, longevi e decisi come le varie Couveè di CHARLES TROSSET vinificate in base alle esposizioni e alle caratteristiche del terreno.
I suoi Mondeuse provenienti dal Cru Arbin offrono caratteristiche difficilmente riscontrabili altrove tanto il “Confidentiel” quanto il “Prestige des Arpents” .
Pochi metri più avanti, nello stesso villaggio di Arbin si trova invece la Cave di LUIS MAGNIN con uno stampo e una mentalità più internazionale, simile a molti produttori italiani.
Una vasta tipologia di vini dove però i bianchi a base di Rousette e Rousanne risultano un po’ appesantiti dalla barrique e dalla rotondità succulenta ma non slanciata.
Sono i rossi, sempre a base di Mendouse a farla da padrona. Il cru “vecchie vigne” con viti di 90 anni vinificato in acciaio è morbido e lungo a tratti tannico, diverso sicuramente dal “Brova” vinificato in barrique con naso tondo –forse troppo- ed equilibrato in bocca, un prodotto sicuramente di grande caratura.
Delle differenze geografiche ti accorgi proseguendo il viaggio lasciando il lago du Bourget sulla tua destra e valicando il Mont du Chat.
Pochi chilomentri, poco più di venti, venticinque massimo, ed entri nel Jongieux con l’omonimo paese.
La musica cambia, i rossi diventano fruttati, poco tannici, morbidi ed immediati non di certo adatti ad un invecchiamento. Son i bianchi d’Altesse che qui come nel Bugey prendono il nome di Rousette, che diventano protagonisti insuperabili.
Il DOMAINE DUPASQUIER ne è testimonainza. Rousette acidi, lunghi e verticali che nel cru Marestel diventano ancora più splendidamente longevi.
Una sinfonia per il palato, un pensiero a chi si dimentica di questa regione.
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DOMAINE NOEL DUPASQUIER
Aimavigne -73170 Jongieux, France
(0033)04.79.44.02.23

DOMAINE LUIS MAGNIN
90, Chemin du Buis – 73800 Arbin, France
(0033).04.79.84.12.12

LES FILS DE CHARLES TROSSET
Chemin des Moulins – 73800 Arbin, France
(0033)04.79.84.30.00
 
Di R.Vendrame (del 18/08/2008 @ 12:00:00, in Degustazioni-Italia, linkato 93 volte)
Un terroir, un cru, una cantina.
Un paio di vitigni internazionali, i soliti Cabernet e Merlot con una minuscola aggiunta di Petit Verdot.
Delle barrique nuove e delle barrique usate.
Un packaging inecepibile.
Colore intenso, naso slegato, pungente d'acidità costruita che s'affina dopo lungo tempo'ossigenazione.
Bocca scomposta, con tannino presente ma slegato, sgraziato e stanco. Scivola via senza impressionare, dando idea di qualcosa che non è solo frutto d'uva ma dove c'è mano d'enologo e dove c'è voglia di emergere.
Non è così e te ne accorgi.
TENUTA DELL'ORNELLAIA
Via Bolgherese, 191
57020 BOLGHERI (LI), Italia
(0039)0565.71811
www.ornellaia.com
 
Di R.Vendrame (del 11/08/2008 @ 12:00:00, in Degustazioni-Italia, linkato 156 volte)
Parli di Josko Gravner, dei suoi vini, del suo carattere burbero e deciso, e molti -quasi tutti- sanno che questo produttore d'origine Slovena, trapiantato sul confine est della penisola tricolore, è l'innovator del vino bianco.
Vini creati con lunghe, lunghissime macerazioni in anfore di terracotta fatte produrre in caucaso e della capacità di 30 ettolitri.
Ribolla gialla nasce così: macerazione di 6 mesi, fermentazione spontanea senza controllo di temperatura, nessuna stabilizzazione nè filtrazione... estremo, anche nel prezzo.
"Tiri il collo" alla bottiglia ed esce il gelsomino, una leggera nota mielata, profumi delicati incorniciati dal color giallo ambrato che illumina il bicchiere.
Si perde in bocca.
L'acidità, non sostenendo la lunga macerazione, cade stanca ai lati della lingua ed è solo una vena amara che la solletica fino alla gola non rendendo giustizia agli aromi soavi e delicati che bussavano al naso e che t'aspettavi alla bocca.
Devi pretendere di più da un vino tanto blasonato quanto costoso.

GRAVNER
Loc. Lenzuolo bianco,9
34070 OSLAVIA (GO) - Italia
(0039)0481.30882
www.gravner.it
 
Di R.Vendrame (del 04/08/2008 @ 12:00:00, in Francia-Cantine, linkato 83 volte)
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T’addentri in Jura pensando a qualcosa di arcaico, vecchio, jurassico per l’appunto e ti aspetti una terra riccamente calcarea, bianca, luminosa.
T’aspetti vini di stampo antico, lievemente ossidati, forti e inconsueti perché sai che il più noto vino di questa terra che si frammenta fra la Svizzera, l’Alsazia e la Borgogna è il Vin Jaune.
Vin Jaune, vino giallo, come il colore di cui si marca dopo sei anni e tre mesi in botti scolme dove l’uva Savagnin, una volta pressata, viene lasciata fermentare.
I vini, sovente, sono però pesanti e stantii, di difficile approccio, non di certo alla portata di tutti sia per i costi, sia per la loro netta difficoltà espressiva.
Più facile e piacevole è il Vin de Paille, prodotto con le stesse uve fatte appassire sulla paglia –paille- con il metodo che ha reso famosa la Valpolicella e il suo Recioto.
T’addentri così in una regione con umore perplesso, pienamente consapevole di incontrare qualcosa di difficile, prima di metter piede al DOMAINE PIGNIER, cantina del 1794 marchiata Demeter.
15 ettari coltivati in biodinamica, segno di grande rispetto per la natura, per la terra, per l’uva.
Grande rispetto per le fermentazioni, l’affinamento, la maturazione e l’imbottigliamento.
Assaggi cosi vini rossi a base di Poulsarde e Trousseau senza aggiunta di solforosa e senza alcuna filtrazione. Piacevolmente fruttati e leggeri con il dubbio della stabilità microbiologica.
Poi come d’incanto passi a ciò che di solito viene prima, quei vini bianchi che cercano la perfezione ossidativa, quasi fosse un ossimoro per l’intenditor di vino. Le varie Couveè di Chardonnay, il Vin June e il Vin de Paille.
Infili il naso e trovi un mondo diverso, fatto d’ossidazioni, aromi impercepibili, lunghezze e acidità diverse.
Ti ricorderai di uno Chardonnay Couveè “Cellier Des Chartreaux” 1988 perché nonostante l’età dava segni d’equilibrio maggiore.

Per il resto, ammetto, rimango sconcertato, imbambolato e nervoso per non aver appreso ciò che molti amano, ma forse è cosi lo Jura: O lo ami o lo odi.


DOMAINE PIGNIER
39570 MONTAIGU, France
(0033)03.84.24.24.30
www.domaine-pignier.com
 
Di R.Vendrame (del 28/07/2008 @ 12:00:00, in Degustazioni-Francia, linkato 90 volte)
Cotes du frontonnais, Midi Pirenei.
Qui e solo qui si produce l'uva Nègrette portata da Cipro dai Corciati.
Zona ferrosa diventata bandiera del Nègrette, vitigno rustico e difficile dal caratteristico aroma di pepe.
Diec'anni dopo, sputato il tappo, dalla bottiglia esce un vino ancora vivo, forse leggermente decadente, ma vivo.
Pepe, chiodo di garofano e ciliegia sotto spirito richiamano il naso mentre la bocca scivola un po' leggera accompagnata da un tannino stanco ma presente.
Mi piacerebbe assaggiar qualcosa di più recente e mi prometto di farlo in tempi brevi.

CHATEAU BOUISSEL
200 chemin du vert
82 370 CAMPSAS, Francia
 
Di R.Vendrame (del 21/07/2008 @ 12:00:00, in Degustazioni-Italia, linkato 112 volte)
Ribolla è vitigno friulano da buccia sottile e sentor floreale. Nasce e cresce sul collio, zona di confine immersa in un'atmosfera mitteleuropea, punto d'incontro di culture diverse e un tempo, luogo di passaggio tra ciò ch'era l'est e ciò ch'era l'ovest.
Macerazione è l'ordine per diversi produttori.
60 giorni sulle bucce sembran però eccessivi... per strada si perde un po' d'acidità e di grinta rendendo il cavalcar della bocca un po' deficitario sebbene al naso i fiori di camomilla e l'arancia color d'etichetta spingano con forza nelle narici.
2003, nonostante l'annata asciutta, era più slanciato ma la macerazione durava la metà.
M'auspico un ritorno all'equilibrio anche se questo vino somiglia a Damijan; lo ricorda nella sua struttura, nella sincerità e nell’originalità dello stile.

DAMIJAN PODVERSIC
Via Brigata Pavia, 61
GORIZIA, Italia
(0039)0481.78217
 
Di R.Vendrame (del 14/07/2008 @ 12:00:00, in Considerazioni, linkato 130 volte)
E' lì, senza possibilità di fuga incollata al vetro.
Dovrebbe contenere qualche indicazione utile: il grado alcolico, la zona di produzione, l'indirizzo della cantina.
E' lì e spesso -troppo spesso- invece la si riempie senz'appello d'informazioni inutili, surreali, bizzarre: abbinamenti, temperature di servizio, colore del vino, odore...
Si chiama retroetichetta e per me sta al vino come la cata da parati sta incollata sui muri delle camere vecchie ed impolverate.
Franck Peillot, Vigneron nel Bugey in Francia è riuscito con far sarcastico e critico a riassumere egregiamente questo concetto.

"Je souhaitais vous dècrire les aròmes de mes cèpages, les caractèristiques de mon terroir et aussi les accords mets-vin idèaux...
J'aurais ainsi ètè banal (de type argilo-calcaire!), surrèaliste peut-ètre (violette, èpices, poire...), ou bien encore prètentieux (foie gras, noix de Saint-Jacques, bècasse...).
Alors je laisse libere cours à votre sensibilitè: c'est la VRAIE dègustation.
Franck Peillot"

"Vorrei descrivere gli aromi dei miei vitigni, le caratteristiche del mio territorio e anche gli abbinamenti ideali...Sarei invece banale (del tipo argilloso calcareo!), surrealista (violetta, spezie, pera), o addirittura pretenzioso (foie gras, noci di Saint-Jacques...)
Allora lascio libero corso alla vostra sensibilità: è la VERA degustazione. Franck Peillot"

Finalmente qualcuno usa la retroetichetta per dire le cose come stanno...
 
Di R.Vendrame (del 07/07/2008 @ 12:00:00, in Degustazioni-Italia, linkato 103 volte)
Si dice "Atto a..."
Lo si legge sulle vasche scritto con penarello indelebile, oppure con il gesso sulle botti e le barrique.
Si dice "Atto a..." per quei vini che stanno maturando, crescendo come figli alla ricerca della loro maturità prima della messa in bottiglia, dove tutto sarà più ristretto e le pareti del vetro chiuse con tappo di sughero faranno da maison.
Si dice "Atto a..." si legge "in crescita".
Recente è l'assaggio di un Nebbiolo 2006, atto a divenir Barolo.
Botte grande, bocca decisa, arrabbiata, con tannino ruspante e forte.
Rimane li sulla lingua per un tempo indefinito, e poi scivola ancora giovane ma già forte e potente... è "atto a..." divenir grande il Barolo 2006 di Ferdinando Principiano.
 
Di R.Vendrame (del 09/06/2008 @ 12:00:00, in Viticoltura, linkato 116 volte)
E ti trovi d'innanzi ad una bottiglia, ad un bicchier colmo di vino, dimenticandoti che quel nettare è frutto di un lento, faticoso e rischioso lavoro che la natura svolge già con un anno d'anticipo permettendo la nascita dell'uva. Leggi
 
Di R.Vendrame (del 23/05/2008 @ 15:04:54, in Considerazioni, linkato 103 volte)
Tratto dall'articolo di Giuseppe di Piazza apparso sul Corriere Magazine del 22 Maggio

"Ho assaggiato una mini anguria OGM senza semi e, sinceramente, era squisita. La misura e la mancanza di semi erano dovute a una manipolazione genetica compiuta da scienziati americani. Chiarisco che il test assaggio non l'ho fatto in laboratori illuminati da luci azzurrine con intorno ricercatori in camice bianco, ma davanti a un supermercato di Washington, dove avevo comprato lo strano frutto. Nel mandar giù l'angurietta OGM ho provato un brivido: stavo rischiando qualcosa?
Forse si, forse no, ma in quel preciso momento ho avuto la sensazione che fare due passi spensierati in città come Milano o Roma, avvolti nelle polveri sottili, fosse decisamente più pericoloso per la mia salute. Ho pensato a quante passeggiate avevo fatto, e ho deciso di comprare un'altra deliziosa angurietta.
L'Italia non consentirà gli OGM, nè ora nè mai: lo diceva il governo Prodi, lo ripete il governo Berlusconi. Ma in Italia è consentito nei fatti sforare quasi ogni giorno i limiti d'inquinamento. Che paese moderno"

Avanziamo verso un mondo falso, plastificato in cui anche chi dovrebbe dare informazioni, scrive senza cognizione di causa.
L'OGM, Organismo Geneticamente Modificato, non porterà mai alla soluzione di molti problemi (o alla riduzione delle polveri sottili), ne sono un chiaro esempio gli stermini di api sempre meno presenti nei nostri campi.
Morie dovute a fungicidi, fitofarmaci e a un chiaro cambiamento del clima e della natura che l'uomo sta modificando.
Con gli OGM non avremo l'impollinazione che avviene per via entomofila ed anemofila. L'ape, elemento fondamentale per la fecondazione dei fiori e per la formazione dei frutti, non sarà di certo attirata dai fiori di pomacee e drupacee Ogm e, di conseguenza dovremmo adattare altri organismi per questo importante processo che solo la natura sa svolgere.
La vite, per sua fortuna, è autoimpollinante grazie ai suoi fiori "ermafroditi" ma, di questo passo, dovremmo cominciare a clonare le api, i fiori, i gusti a diventare tutti piccoli replicanti e, il paesaggio di Ridley Scott in "Blade Runner" a quel punto non sarebbe fantascienza.
 
Di R.Vendrame (del 19/05/2008 @ 17:36:02, in Considerazioni, linkato 161 volte)
Piccola posta del Foglio quotidiano di Sabato 17 Maggio 2008 di Adriano Sofri:

"Ecco un bel caso di ironia della storia. Alcuni grossi, troppo grossi, produttori di Montalcino, violando il disciplinare, che vuole un impiego esclusivo del vitigno di Sangiovese, correggono il Brunello con una quota di Cabernet e Merlot o di altri vitigni, per convenienza e per andare incontro, come si dice, al gusto più facile degli americani sul colore e sul sapore.
Gli americani fanno sapere che a partire dal 9 giugno bloccheranno le importazioni di Brunello se non sarà fornita loro la lista esatta dei produttori implicati nell'indagine, che non impiegano Sangiovese al cento per cento.
In questa vicenda di pifferi di montagna sia gloria ai tanti appassionati produttori per i quali Montalcino è Montalcino: fra loro, ho il gran privilegio dell'amicizia con il Rosso e il Brunello delle Chiuse di Sotto di Gianni e Laura Brunelli e quello del Paradiso di Manfredi di Fortunata, Rosella e Florio.
Io, che non sono affatto esperto e ormai sono solo uno spettatore ammirato, mi attengo infatti al principio che il Brunello si conosce da chi lo fa, e viceversa"

V'è poco da aggiunger a queste righe, tralasciando le personali simpatie per le cantine citate, sposo il tutto nella sua semplicità...
 
Di R.Vendrame (del 07/05/2008 @ 12:14:39, in Intervista, linkato 115 volte)
Marco Pecchiari e Alessio Dorigo son giovani ma esperti consulenti che con garbo e conoscenza guidan aziende su strada enologica.
Incontro pasquale ha messo luce alle molte idee ch'ogni enologo scrive nel vino.
Intervista guidata da Riccardo Vendrame Leggi
 
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