24 GENNAIO 2012 – Enrico Rava

::: SALERNO :::

Potatura invernale del vigneto di prima mattina, poi la trasferta a Salerno dove si respirava aria di primavera con il giallo di mimosa già accennato sugli alberi.
Al Modo m’attendeva la tromba di Enrico Rava, il trombone di  Gianluca Petrella, il tocco al pianoforte di Giovanni Guidi… la compagnia di Massimo e due bottiglie a rallegrare il concerto: Domaine Richard, Condrieu l’Amarage 2006 ed un Cabernet Sauvignon, Vallagarina Fiore del Ciliegio 2005 di Marco Spagnolli.
Una magnifica giornata, quasi come avere il “cielo in una stanza“.

23 GENNAIO 2012 – Pensando al futuro

::: Sapri (SA) :::

Fine settimana intenso fatto di cene e auto, abbracciato da amici e strade.
Il senso della solitudine, lungo gli oltre mille chilometri  che separano la mia città dal mio lavoro, è distratto dal  suono dello stereo che tiene compagnia ma non chiede parola.
Mi riabituo al silenzio della notte e del giorno che m’aspetta, rotto solo dalle urla del bar e dal clacson dei camion che in questi giorni bloccano le strade.  Né parole né gasolio,  e allora  con le “Brooks” ai piedi,  la felpa  e i soliti pantaloncini da rugby corro costeggiando il lungo mare con il tramonto addosso, pensando al futuro… come canta Sarah Jaffe: “Better Than Nothing”.

MIANI – Merlot Buri 2004

Miani - Colli Orientali del Friuli DOC
Buri 2004
Merlot € 90 circa in enoteca

Nel 2004 muovevo i primi passi nel mondo del vino, avevo voglia d’imparare a gestire un vigneto, prendermi cura della pianta e sporcarmi le mani. Ricordo che cominciai a scrivere a tappeto a tutti i produttori del Friuli chiedendo di poter fare un’esperienza tra i filari. Dopo qualche giorno mi chiamò un signore con voce ferma, squillante e dal chiaro accento friulano, invitandomi a presentarmi a Buttrio il giorno dopo per parlarci. Mi presentai alla “trattoria al parco” nella piazza del paese, un signore brizzolato si fece avanti e si presentò spiegandomi quali erano i compiti che pretendeva, cosa mi avrebbe offerto e che se avessi voluto avrei cominciato a lavorare seduta stante. Paolo Meroi è un ristoratore prima ancora che un vignaiolo, un uomo determinato, gran lavoratore, corretto, solare, e siccome il tempo a sua disposizione per gestire le vigne e la cantina non è mai sufficiente, la maggior parte dei lavori li svolge per lui un certo Enzo Pontoni.
Ebbene si, quell’Enzo Pontoni che si “nasconde” dietro l’etichetta Miani; il vignaiolo, il mito di tanti appassionati e produttori. Quando capii chi avrei dovuto affiancarlo durante i lavori provai un po’ di soggezione, ma presto mi abituai alla sua presenza. Enzo è una persona nobile, lavoratrice, modesta, un contadino che ha sposato la vigna dove passa non meno di dodici ore al giorno. Lavorare con lui è estenuante, faticoso, ma in quel periodo ho imparato tante cose che forse mai avrei scoperto aprendo solo un libro di viticoltura. Era il 2004, come detto, e da quell’anno non ho più avuto modo di riassaggiare i vini di quell’annata che ha visto un po’ anche delle mie mani tra le uve…
Poco prima di natale, a Salerno, presso il Modo ristorante dell’amico Massimo, scesi in cantina per scegliere una bottiglia da stappare a pranzo. Massimo salì una scaletta, prese per il collo una bottiglia in cima alle mensole, si voltò è mi disse: “ragazzo, va bene questa?”, era un Miani Merlot Buri 2004.
Mi si illuminarono gli occhi al punto da sembrare un albero di natale a luci intermittenti.
Li dentro, anche se in proporzioni estremamente piccole, c’era un briciolo di me, un chicco della mia vita enologica.
Il vino si presentò elegante in ambito da sera, preciso e rigoroso nell’esposizione balsamica e mentolata con digressioni verso erbe aromatiche e chiodi di garofano. Bocca vibrante, tesa, con tannino rigoroso e felpato nonostante l’importante gradazione alcolica. Un merlot straordinario che, se lo assaggiassero i francesi, come canta Paolo Conte in Bartali, ” le balle ancor gli girano…” (9)
Grazie Massimo, grazie Enzo e grazie Paolo.

RADIKON – La degustazione definitiva

Un gioco, una comparazione di due verticali dello stesso produttore.

Meno di un anno fa, insieme a degli amici, avevo organizzato una verticale dell’Oslavje (Chardonnay, Pinot Grigio e Sauvignon) di Radikon dal 1992 al 2005 di cui avevo scritto nel numero di primavera di Pietre Colorate e su Buongiorno Italia. Non conoscevo, e non conosco tutt’ora, se non a grandi linee, l’esatta metodologia di vinificazione di ogni annata ma, considerando la filosofia produttiva di Stanko Radikon, avevo pensato che cominciare la degustazione dal vino più giovane (2005) al più vecchio (1992) avrebbe permesso alla bocca di non arrivare affannata all’ultima bottiglia.
Recentemente anche Jacopo Cossater ha partecipato ad una verticale di Ribolla Gialla in compagnia di Radikon e, coincidenza, assaggiando pressapoco le medesime annate. Ne ha scritto su Intravino spiegando  anche le tecniche di vinificazione di ogni singola vendemmia.
Sicuramente due scritture e due approcci al liquido odoroso tendenzialmente diversi, ma tutto sommato ho pensato che paragonare i vini per ogni annata assaggiata sarebbe stato un “giochino” divertente. Giudicate voi:

2005 - lieviti indigeni, vinificazione in rosso con circa 4 mesi di macerazione sulle bucce, affinamento in botti di rovere da 25-35 hl, nessuna quantità di SO2 in fase di imbottigliamento.
Ribolla Gialla –  
Giallo ambrato scuro, quasi aranciato al centro. Al naso è cupo, la componente fruttata sembra imprigionata in una gabbia ricoperta di terra bagnata e, sensazione inusuale, di lieviti. Con il tempo emergono, piano piano, una sensazione floreale ed una nota mentolata. In bocca tuttavia grazie ad un’acidità trascinante non perde in autorevolezza, anzi. Un assaggio severo, che probabilmente crescerà con il tempo. 86 
Oslavje -
 Color aranciato, limpido, lucente.  Silenzioso, perde parte della sua riconoscibile espressività a causa di una mano pulita e  una presumibile filtrazione. L’acidità sostiene la materia fruttata che risulta tenue. Un’annata con difficoltà espressive ed un vino che  resta didascalico. 6

2004 - lieviti indigeni, vinificazione in rosso con circa 3 mesi di macerazione sulle bucce, affinamento in botti di rovere da 25-35 hl, nessuna quantità di SO2 in fase di imbottigliamento.
Ribolla Gialla - Giallo ambrato con una nuance che ricorda l’aranciato. Al naso è avvolgente, l’impatto è quello dell’olio d’oliva seguito dalla frutta gialla e dall’erba medicinale. In bocca è disteso, di grande bevibilità grazie anche ad una leggera nota volatile che alleggerisce l’assaggio. Acidità e componente tannica vanno d’intesa e creano un bell’equilibrio prima di un bel finale che ritorna sul frutto. 88
Oslavje –  Lento e teso. La polpa potente ed articolata è a tratti grassa, opulenta. Esprime un frutto maturo in grande evidenza dove la corposità dello chardonnay è resa vivace dall’aromaticità del Sauvignon. 8-

2003 
Oslavje –  Se non ne avessimo ricordo, sarebbe l’intensità del colore a rendere  evidente la siccità di questa vendemmia, sicuramente la più calda degli ultimi anni.  La materia è cotta, gli aromi virano su confettura,  caramello, panna, sviluppando col tempo pungenze alcoliche. In bocca però è un vino che rimane tirato, lungo, con un’acidità che a tratti sorprende. 7/8

 2002 - leviti indigeni, vinificazione in rosso con circa 40 giorni di macerazione sulle bucce, affinamento in botti di rovere da 25-35 hl, nessuna quantità di SO2 in fase di imbottigliamento, introduzione delle bottiglie da litro e da mezzo litro.
Ribolla Gialla – 
Giallo ambrato, vivo ed invitante. Il naso apre a note bagnate, quasi temporalesche, di terra e di humus. Con il tempo ecco rivelarsi un profilo olfattivo pazzesco per definizione ed ampiezza: eucalipto, bergamotto, zafferano, miele, albicocca matura in un crescendo di rara profondità. In bocca è sorprendente per leggiadria pur con tutta quella polpa e quel tannino. E poi una grande acidità, quella che invita a riassaggiarlo, ancora ed ancora. Dinamico, ogni piccolo sorso svela una nuova dimensione rivelando sfaccettature sempre diverse. Sul finale, lunghissimo, l’unirsi della terra e del mare. Vibrante. 93 
Oslavje - Pioggia e  freddo come antitesi alla bottiglia appena assaggiata. Il colore è meno brillante, la forza espressiva altrettanto.  Sentori di scorza d’arancia, lime, papaya. Bocca impalpabile, sottile, fragile, quasi evanescente. 5-

2001 – lieviti indigeni, vinificazione in rosso con circa 40 giorni di macerazione sulle bucce, affinamento in botti di rovere da 25-35 hl, piccola quantità di SO2 in fase di imbottigliamento.
Ribolla Gialla - Giallo ambrato. Al naso è magnifico, forse paradigmatico per la tipologia. Ci sono gli agrumi, la frutta candita e le spezie, una florealità diffusa e l’erba medicinale. In bocca è equilibratissimo, secco, severo, teso. Tannino ed acidità vanno a braccetto fino ad un finale di media persistenza ma di grande eleganza, quando inaspettatamente ritorna il sapore del sale. Marino. 88 
Oslavje -  Pieno ed equilibrato, vivo e vibrante. Materia ricca  di canditi, caramello, rosmarino, salvia. Tratti affumicati e sulfurei. Bocca densa e protesa verso un pieno appagamento di sinfonica armonia. La bottiglia migliore tra quelle “macerate”. 9

2000 – lieviti indigeni, vinificazione in rosso con circa 1 mese di macerazione sulle bucce, affinamento in botti di rovere da 25-35 hl, piccola quantità di SO2 in fase di imbottigliamento.
Ribolla Gialla - 
Giallo ambrato più chiaro al centro. Naso avvolgente che spazia dal miele al taleggio, dalla frutta gialla all’aneto con un filo conduttore preciso, la balsamicità. In bocca è armonioso, è tutto un rincorrersi tra un’anima floreale, minerale ed un’acidità mai doma. Bel finale, pulito e lineare nella sua distensione. 90 
Oslavje – Un vino leggermente inferiore del precedente che però dimostra una buona conoscenza della macerazione con uve bianche. Corretto nella sua espressività salina e acidica. Equilibrato ed integro nella componente olfattiva, con il miele e l’acacia  a  primeggiare. 8+

1999 – lieviti indigeni, vinificazione in rosso con circa 25 giorni di macerazione sulle bucce, affinamento in barrique usate, piccola quantità di SO2 in fase di imbottigliamento.
Ribolla Gialla - Giallo ambrato. Naso struggente, che dal miele e dalla noce moscata porta ad un’inaspettata nota di rosmarino. E poi menta, formaggio, salsa di pomodoro. Bocca di grande tattilità, tanto compatta all’inizio quanto distesa sul finale. Stupisce la grande corrispondenza con gli aromi e una bellissima vena sapida. 86
Oslavje -  Sebbene non si possa definire un vino mal riuscito o, peggio ancora, imperfetto, il 1999 rimane fermo su se stesso, senza evolversi e distendersi. Il colore, l’acidità, gli aromi,  sono tutti ben sviluppati ma, senza un sussulto incisivo, rimane anonimo e privo della personalità che Radikon ha trovato negli anni. 5/6

1997 – Lieviti indigeni, vinificazione in rosso con circa 15 giorni di macerazione sulle bucce, affinamento in barrique usate, piccola quantità di SO2 in fase di imbottigliamento.
Ribolla Gialla  Riserva Ivana – Giallo ambrato carico. Naso che stupisce per forza e per nobiltà dei profumi. Il frutto, pesca ed albicocca, è disteso e trova nel sottobosco la sua naturale profondità. Ma anche sensazioni minerali, di benzina e di silice. In bocca è vitale, di gran corpo, particolarmente equilibrato nel coniugare l’acidità ed un tannino appena accennato. Grande, anche se forse meno imprevedibile di altri millesimi. 91 
Oslavje Riserva di Ivana:  Un vino che presumibilmente segna l’inizio delle sperimentazioni; macerazioni e lunghi affinamenti in botte. La mano enologica risulta pertanto imprecisa e rustica ma s’incomincia a comprendere ciò che sarà l’Oslavje nel futuro.  Orzo, caramello, vaniglia, un leggero residuo zuccherino e l’acidità flebile lo rendono un piacevole ma prevedibilmente privo di slancio, intento più ad allargarsi che distendersi. 6+

1995 – lieviti indigeni, vinificazione in rosso con circa 7 giorni di macerazione sulle bucce, affinamento in barrique usate, piccola quantità di SO2 in fase di imbottigliamento.
Ribolla Gialla  - 
Giallo ambrato. Tanta, tanta complessità che vuole il suo tempo. Inizialmente infatti è compatto, solo dopo diverse decine di minuti regala uno spettro di grande ampiezza, mai lieve ed anzi inserito in un contesto particolarmente cupo. Ci sono spezie dal sapore orientale, sensazioni salmastre, liquirizia, rabarbaro ed un affascinante aspetto officinale. E poi una florealità crepuscolare, vero filo conduttore dell’assaggio. La cosa più bella è il finale, dove si avverte la forza espressiva della ribolla in un continuo rincorrersi tra il frutto, più compatto, e una certa acidità impreziosita da sensazioni saline. Ora o mai più. 92

1994 – lieviti indigeni, vinificazione in bianco, affinamento in barrique usate, piccola quantità di SO2 in fase di imbottigliamento.
Ribolla Gialla  - Giallo dorato caldo. Naso ampio ed elegante, di grande respiro. C’è mineralità e sapidità, subito sembra ricordare la terrosità del tocai ma poi con il passare dei minuti si apre a sensazioni di pesca, di limone, di arancia. Meno ficcante sul finale ma di grande luminosità e leggerezza, un assaggio dinamico e puntuale. Una sorpresa. 88 
Oslavje -  La fase del cambiamento era ancora in divenire. Stanko, proponeva vini dritti, puliti, limpidi, ma allo stesso tempo personali e diversi da quelli fin qui assaggiati, già nel colore giallo paglierino. Stupisce la tenuta nel tempo, l’avvolgenza gustativa dettata dagli aromi che virano dal miele alla brioches, dalla crema pasticcera alla frutta secca. Un vino stupendo quanto inaspettato, figlio di un’annata fredda e piovosa. 9

1992
Oslavje – Speculare al precedente. Tratti meno giovani, ha un profilo più tenue. Acidità e lunghezza non spingono indomite ma certamente non risulta banale o privo di fascino. 7+

1991 – lieviti indigeni, vinificazione in bianco, affinamento in barrique usate, piccola quantità di SO2 in fase di imbottigliamento.
Ribolla Gialla 
Giallo dorato non particolarmente intenso. Nonostante una certa ossidazione, subito evidente, c’è vita: il naso regala note di funghi, di eucalipto, in generale di sottobosco e di albicocca disidratata. In bocca è largo e piuttosto magro, c’è acidità ma poca persistenza per un finale particolarmente asciugante. 83

… congediamoci così:  So what di Miles Davis

WALTER MASSA – Colli Tortonesi Costa del Vento 2008

Walter Massa - Colli Tortonesi DOC
Derthona Costa del Vento 2008
Timorasso € 24 circa in enoteca

Penso che il Timorasso, insieme al Verdicchio, si possa considerare tra i più interessanti vitigni a bacca bianca dell’intero panorama ampelografico mondiale.
Qualcuno storcerà il naso certo, perché come in ogni cosa molto dipende dall’interprete, ma come si trovano dei grandi Baroli contrapposti a vini imbarazzanti, altrettanto si può dire per il Timorasso.
E’ fuori dubbio però che Walter Massa sia l’artefice della rinascita di questa piccola DOC dei Colli Tortonesi dimenticata o sconosciuta fino a pochi anni fa. Lui è certamente un personaggio sopra le righe, spartiacque tra chi lo ama e chi no, ma certamente i suoi vini traspirano la sua aurea esuberante, grintosa e territoriale.
Questo timorasso, sebbene si presenti al primo incontro con un profilo dimesso, esalta la sua vera natura grintosa col passare dei minuti: l’acidità che abbraccia l’idrocarburo dall’accento tedesco, le note floreali nette di camomilla, sambuca, finocchietto selvatico ed una carezza sapida che sfiora la lingua. Il tutto racchiuso in una bottiglia che, mentre dimostra il suo slancio con lo scorrere del tempo, si svuota con la stessa velocità.
Solare (8) … Sunny cantava Marvin Gaye

18 GENNAIO 2012 – Michele Bean

::: PORDENONE :::

Da diverso tempo desideravo conoscere più approfonditamente la vita professionale di Michele Bean, giovane agronomo che con la sua intelligente visione del vino s’è fatto largo nella fitta maglia degli enologi di grido.
Dividendosi tra Sicilia e Friuli, con qualche digressione in Serbia, non è facile trovare nella sua agenda un’ora libera per chiacchierare; è capitato oggi, in una gelida mattina d’inverno nella mia Pordenone. Tra un cappuccino ed un cornetto ho ascoltato ed apprezzato le sue idee sulla viticoltura ed enologia formatesi durante anni di esperienza da Ca’ Ronesca e Cottanera prima,  Davide Feresin, Cos  e Wiegner ora.
Un professionista modesto che preferisce l’ombra ai riflettori facendo parlare i vini, e quelli di Wiegner prodotti sull’Etna ed il Friulano di Davide Feresin assaggiati pochi mesi fa ad Ein Prosit, a Tarvisio, sono veramente eccellenti.
Sbobinerò l’intervista con molta cura dopo aver ascoltato “Macerie“ di due Pordenonesi come Remo Anzovino & Francesco Bearzatti perché, come diceva Ippolito Nievo, il Friuli è un piccolo compendio dell’universo.
Citazione tanto amata da Michele, quanto vera. Sarò di parte forse…

15 GENNAIO 2012 – Ciao “Bepi”…

::: Polcenigo (PN) :::

Ormai la MTB (mountain bike) sta diventando una passione irrefrenabile. Non c’è giorno che non mi svegli col desiderio di salire in sella e spingermi verso sentieri, mulattiere, guadi, boschi. Sentire solo il rumore dei copertoni, della catena e dei sassi che si stagliano sui pedali. Anche oggi è andata così su strade sterrate a ridosso delle mie montagne; l’aria gelida del mattino, il ghiaccio, le nuvole basse a coprire il bosco, il silenzio tutt’attorno.
Una volta rincasato ho stappato una bottiglia di Monte dall’Ora dell’amico Carlo Venturini. Era un AmarCore 2003, una speciale selezione per il mercato statunitense a base di corvina, corvinone, teroldego e rebo affinata in piccole botti. Un vino carnoso e fruttato che m’ha accompagnato, insieme alla splendida Big Apple di Hugh Masekela,  fino alla triste notizia della morte di Bepi Quintarelli, il re della Valpolicella.
Bepi, che a mio avviso è indiscutibilmente il simbolo della Valpolicella classica (quella vera), artefice di vini longevi e straordinari, lascia il testimone a chi saprà cogliere la sua poesia e la sua bravura e, sono certo, Carlo ne è uno dei pretendenti!

11 GENNAIO 2012 – Questione Nossiter

::: PADOVA :::

Ieri ero a Padova per risolvere delle questioni riguardanti la carriera universitaria. In una splendida giornata invernale, con temperature più prossime alla primavera che alla stagione in atto,  ho passeggiato lungo il Bacchiglione fermandomi su una panchina dirimpetto “la specola”, sede dell’antico osservatorio astronomico dell’Università padovana. Incuriosito dal clamore suscitato dall’articolo di Nossiter su GQ ho trovato il tempo per leggere attentamente quanto ogni sito ormai riporta. Jonathan Nossiter senza usare mezzi termini ha denunciato la pessima qualità delle carte dei vini di gran parte dei ristoranti romani sottolineando, tra l’altro, l’esorbitante ricarico (in alcuni casi si parla del 700%) applicato dai ristoratori sulle bottiglie. Tralasciando l’esagerazione di alcune affermazioni e l’incauta quanto giusta osservazione sull’azienda Casale del Giglio, mi chiedo perché in Italia non si possa apprezzare il coraggio di una persona che si sbilancia sul “Mondovino” (nome di un suo osannatissimo documentario) invece di criticarla. Certo, forse GQ non è la rivista più adatta per esporre tale problema ma è sicuramente una rivista letta anche da chi non è enologicamente acculturato e, per tale motivo, può cominciare a porsi le domande alle quali noi “saccenti” abbiamo già risposto da tempo.
Non critico Nossiter, anzi, ne apprezzo l’audacia fosse dettata anche da fini meramente pubblicitari ma, come chiedeva l’amico Michelangelo Tagliente
sulle righe di Twitter, siamo sicuri che ci sarebbe stato lo stesso clamore se a scrivere l’articolo fosse stato Sandro Sangiorgi?
Lilac Wine in un inedito (quanto improbabile) duetto di Nina Simone  & Jeff Buckley

9 GENNAIO 2012 – Quando tutto riprende

::: San Quirino (PN) :::

E finalmente il nuovo anno. Tutto torna a scorre, tutto riprende quotidianità.
Ho trascorso i primi giorni del 2012 cavalcando la mia fida MTB tra strade sterrate e fango passando ogni giorni davanti a questi filari. Le Grave del Friuli sono un territorio che solo noi autoctoni possiamo apprezzare ed amare, perché sono le nostre radici. Per me vedere queste file lunghe e dritte stagliarsi sui monti ha sempre il suo fascino, la sua durezza contrapposta alla poesia di ciò che ti è familiare.
Tra una strada e l’altra ho avuto modo di stappare ben poche bottiglie e tra esse c’erano due vini così vicini per la loro dolcezza, così lontani per la loro eleganza: il Muscat Beaumes de Venise 2008 del Domaine des Bernardins e il Condo Santin Prosecco Passito de Le Bertole. Eleganza e sinfonia francese contrapposta alla rudezza veneta.
Il punto d’equilibrio si trova con Reminiscence di Danilo Rea e Martux_m.

Buon anno…

CARO DIARIO, VERSO IL 2012… -1

DOMAINE DES PONCETYS – Aoc SAINT-VERAN 2008
Concludo l’anno con il vino con cui l’ho aperto: uno chardonnay “saint-veran” 2008.
Un vino limpido, cristallino, tirato tanto nella sua composizione visiva ed olfattiva, dotato di una straordinaria verticalità acida quasi graffiante. E’ quello che cerco ora nei bianchi e quello che mi aspetto dal nuovo anno…

The gumbo variation di Frank Zappa (parte 1 & 2) lo descrive bene!